«Non esiste prova di reato nei confronti di Denaro»

Il professor Marafioti, difensore di Manlio Denaro, socio di minoranza della I-Globe, attacca: Non esistevano i presupposti del rito immediato. Anzi, a fine dibattimento non esiste nulla a carico del mio assistito

 

Non c’è alcuna prova che giustifichi l’accusa di associazione per delinquere nei confronti di Manlio Denaro, socio al 5% della I-Globe, ma, al pari, non esiste alcuna evidenza che giustifichi la partecipazione ad un reato di frode fiscale del titolare della società che ha collaborato all’operazione Phuncard.

 

A queste conclusioni è giunta l’arringa del professor Luca Marafioti, difensore di Manlio Denaro, che ha occupato l’udienza di ieri del processo per l’“Iva Telefonica” che si celebra presso la Prima Sezione penale del Tribunale di Roma. Il professor Marafioti ha criticato con solidi argomenti la scelta della Procura di procedere con rito immediato. Nel corso del dibattimento si è infatti preso atto che l’evidenza della prova non esisteva. Anzi, al termine della fase dibattimentale – ha sottolineato il legale – non esiste prova della partecipazione di Denaro ad un reato associativo né tantomeno esistono elementi per contestare al suo assistito l’esistenza di un reato di frode fiscale ai sensi dell’articolo 8 della legge 74/2000. Anche perché Denaro – ha concluso il prof. Marafioti – non ha mai effettuato alcuna transazione, nè ha mai firmato niente per la I-Globe.

 

Oggi il processo prosegue con l’arringa dell’avvocato Lucio Lucia che difende l’ex manager di Fastweb Mario Rossetti.

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