Di gatti e topi

Si può giocare al gatto e al topo con la libertà delle persone? Non si può, non si dovrebbe potere, ma “è sport amato e praticato dalla nostra cultura della giurisdizione”, scrive Guido Compagna sul Foglio. Puntuale la risposta dell’Elefantino: “Ricordo sedici anni fa un decreto firmato da un onesto ministro liberale, Biondi, e magistrati felloni che lo boicottarono, e un popolo bischero che lo sputacchiò: il suo contenuto era semplice, non puoi usare la custodia cautelare in carcere per estorcere confessioni, dal momento che la Costituzione non prevede la tortura”.

 

Già, la Costituzione non prevede la tortura, ma tant’è, da troppi anni la galera viene utilizzata come strumento di “ravvedimento”. Peccato che a doversi ravvedere non siamo mai i pm (o i gip che si mettono in scia). Non importa che il principio di responsabilità (banalmente: se sbagli paghi), valga per i medici che lasciano le pinze nelle pance o i poliziotti dalla pistola facile. Per la magistratura non vale. Eppure sarebbe una riforma a costo zero, mica male in tempi di cordoni stretti. E permetterebbe di dare una pagella a chi può decidere “preventivamente” sulla libertà dei cittadini.


 

Come ha scritto anche Sergio Luciano su “Italia Oggi”, Silvio Scaglia, è stato scarcerato (ovvero “murato vivo” ai domiciliari, si potrebbe aggiungere) perché secondo i pm “avrebbe reso dichiarazioni più dettagliate rispetto a quelle del primo interrogatorio”. Una motivazione smentita però dagli avvocati del fondatore di Fastweb “ attestati da sempre sulla linea dell’assoluta innocenza (quindi: che c’è da dettagliare)”. Forse, adombra Luciano, dalla prigione “i pm si aspettavano qualcosa di più”. Ma, come si legge anche dagli interrogatori, la difesa non si è spostata di un millimetro: Scaglia è innocente. E ai pm sono rimaste mosche in mano.


 

Ma torniamo alla domanda: se certe accuse si rivelano una bolla di sapone, c’è un bonus malus per chi ha preso fischi per fiaschi? No, non c’è. Giuliano Ferrara sul Foglio conclude amaro: “Il decreto fu abbandonato dal governo di cui facevo parte, miseramente, e da allora nulla è cambiato”. Tutto vero, tutto giusto, ma qualcosa è cambiato: in peggio però.


1.203 Commenti a “Di gatti e topi”

  • Cesare:

    ahh, prima di continuare nella rivisitazione delle Avventure di Pinocchio,e di individuare i vari personaggi, a proposito di Antitrust, “Sole 24 ore” di sabato 15 maggio, riporta la notizia che “Google cede all’Antitrust” – e nel riquadro adiacente all’articolo compare la notizia che è stato presentato il progetto di switch off dalla rete in rame alla fibra ottica x Expo 2015 a Milano.
    Eppoi, notizia dell’11/05/2010 “Accordo Vaticano-Telecom per la realizzazione di un’infrastruttura in fibra ottica”

  • Talita:

    La metafora del gatto e del topo è significativa, ma mi sembra eccessivamente neutra nel caso dell’ingiusta carcerazione preventiva.

    Il topo, inseguito dal gatto, ha la possibilità di fuggire: con qualche opportunità di salvezza.

    Un topo bipede, blindato dai gatti togati, ha l’unica possibilità di ricorrere al naturale istinto di sopravvivenza, peraltro soffocato dalle condizioni costrittive e, se del caso, dallo strisciante ricatto della “confessione” come ‘condicio sine qua non’ per riacquistare la libertà.

    Dunque io userei una metafora più raccapricciante.
    Per esempio, “disinfestatori e scarafaggi”: i primi, eticamente votati a ripulire e sanificare l’ambiente; gli altri, insetti immondi e disgustosi da sterminare.
    Per il bene della società, ovviamente!

    Sono andata a leggermi l’articolo segnalato da un blogger qui.
    Racconta di due anziani, a cui è stata sequestrata la casa per un determinato debito, che poi hanno saldato.
    Ciononostante l’immobile è stato messo all’asta e i due – non sapendo che cos’altro fare – si sono incatenati per protesta sulla pubblica via.

    Nel migliore dei mondi possibili vedremmo uno stuolo di magistrati occuparsi dei due poveretti, difendendo i loro diritti.
    Eh sì, perché la magistratura agisce – DOVREBBE agire – “in nome e per conto del popolo italiano”, assicurando una giustizia uguale per tutti, punendo i delinquenti, e proteggendo gli innocenti e i deboli.

    In Italia, invece, abbiamo il signor Morgigni, il quale – anche nella vicenda suddetta – ha sprecato un’ottima occasione per tacere e ha tenuto a informare l’universo mondo che lui proprio non può sopportare gli anziani che si incatenano.

    E dunque ha detto:
    «Questo è un modo inaccettabile di manifestare, molto vicino al tentativo di intimidire gli operatori della giustizia. Indipendentemente dai protagonisti e dalla vicenda che neppure conosco ritengo inaccettabile questo tipo di comportamenti, che se elevati a sistema rischiano di stravolgere tutte le regole e condizionare l’esercizio della giustizia. Mi preme sottolineare con molta chiarezza, anche a nome dei colleghi che operano presso il Tribunale di Latina, che la magistratura non accetta questo genere di manifestazioni e non si lascia comunque intimidire».

    L’arroganza di certa magistratura è rivelata da un solo avverbio di Morgigni: indipendentemente.

    Che, tradotto in parole semplici, suona come: “Me ne frego di quei due, della loro sofferenza, dell’ingiustizia che stanno patendo, del fatto che resteranno senza casa” eccetera eccetera.
    Insomma, l’importante è che nessuno si permetta di sfiorare la sacralità della toga e che, anzi, ognuno ne abbia un sacro terrore: tanto da non sollevare neppure gli occhi da terra.
    Figuriamoci incatenarsi in pubblico!

    E allora non tralasciamo mai di rivolgerci due semplici domande:
    - Vogliamo davvero magistrati così?
    - Non è giunto il momento di limitare PER LEGGE il loro strapotere?

  • Siamo tutti colpevoli, gli organi di autodisciplina della magistratura in primis, i politici, noi che li abbiamo eletti e che viviamo “invischiati” quotidianamente in un sistema che a volte ci fa comodo ma che a volte ci fa piovere addosso grandissime ingiustizie.
    Non so, se mi guardo intorno, non sono ottimista, nel breve e parlo di decenni, non vedo il seme di possibili cambiamenti di mentalità di un popolo cui sin da bambini non è stato inculcato il senso civico, il rispetto degli altri, il senso di appartenenza a una comunità.
    Un popolo che non ha bene chiaro che così stando le cose, inevitabilmente, se oggi danneggi l”altro” domani, è certo verrai danneggiato tu.
    E come dimostra il caso Scaglia non è vero che questa situazione valga solo per i poveretti, per chi non può permettersi validi e costosi avvocati…vale per tutti.
    Vabbè, ogni tanto mi distraggo da questi brutti pensieri, guardo i miei bimbi e mi scappa un sorriso, mi faccio una sciata in neve fresca e godo, vado in giro a fare qualche foto in questo paese bellissimo, però è solo una distrazione…
    Vivremmo tutti meglio e più sereni se seguissimo il semplice principio “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”
    Marco de Bigontina
    Quindi, continueremo a farci del male e la colpa sarà un pò anche nostra :-( (

  • Bruno:

    Senza voler arrivare alla legge del taglione, serve chiaramente un qualche strumento che responsabilizzi i magistrati di fronte a dei nulla di fatto (o accuse poi fortemente riviste). Soprattutto quando utilizzano i mezzi di comunicazione per dare risalto alla loro azione. Trincerandosi (come prevede la legge) dietro il segreto istruttorio, l’indagine in corso, attuano un gran battage mediatico (ingiusto e improprio) nei confronti del presunto colpevole e indagato. Per sparire poi totalmente quando tutto viene ridimensionato o la bolla si sgonfia.
    E’ questo un comportamento consono, adeguato e professionale?
    Come minimo dovrebbero attuare un simile battage mediatico per…smentire sè setessi e i teoremi annunciati precedentemente.
    Economicamente non costerebbe loro nulla, sicuramente è un grosso prezzo morale da pagare. Ma quale prezzo (morale e fisico) hanno pagato gli indagati “per errore” e poi rilasciati o assolti?
    Questo non limiterebbe la loro azione, forse ridimensionerebbe però la loro ricerca di pubblicità. Indaga pure, ma taci! altrimenti se urli ai 4 venti cosa hai fatto e poi si scopre che hai sbagliato, dovrai in qualche modo rendere conto a qualcuno. Quei proclami non servono affatto alle indagini, non servono affatto a far sì che altri commettano reati simili. Servono solo a mettersi su un piedistallo (e con loro anche altri che sfruttano certe ondate mediatiche). Minore pubblicità contribuirà sicuramente ridimensionale certi atteggiamenti vessatori, mancando il palcoscenico!

  • marco:

    devo dire

    la situazione in cui sono stati gestiti gli arresti domiciliari mi lascia molto perplesso ,

    addiritura proibire di vedere figli o andare sul giardino

    comunque fortuna sua si puo permettere buoni avvocati

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“Questo Blog è dedicato alla figura di Silvio Scaglia, imprenditore ed innovatore, protagonista di start up (Omnitel, Fastweb, Babelgum) oggi impegnato in nuove sfide come il rilancio de La Perla, marchio storico del made in Italy. E' un luogo di informazione e di dibattito per tutti gli stakeholders (dipendenti, collaboratori, clienti) ma anche comuni cittadini che hanno seguito le vicende in cui Scaglia, innocente, si è trovato coinvolto fino alla piena assoluzione da parte della giustizia italiana.” - Stefania Valenti, Chief Executive Officer Elite World