Intervista a Pisapia: carcerazione preventiva utilizzata impropriamente


Il professor Vassalli pronunciò una battuta folgorante: il giorno della condanna spesso corrisponde con il giorno della scarcerazione. In questo modo il giurista sottolineò il problema della durata della carcerazione preventiva, talvolta più lunga della pena. Ma, potremmo aggiungere: non di rado il giorno della sentenza corrisponde con quello dell’assoluzione”.

 


Parla così Giuliano Pisapia, penalista, già presidente della commissione Giustizia, da sempre attento critico delle disfunzioni della giustizia.

 

 

Ma  Vassalli parlava ai tempi del codice Rocco. Non è cambiato niente da allora?

“Per la verità sì. Dopo la riforma del 1989 c’è stata un’inversione di tendenza. Ma da un paio di anni si è tornati alla situazione precedente”.


Colpa della legge?

“Assolutamente no! La legge che prevede tre estremi tassativi per la carcerazione preventiva è ottima. Il fatto è che, spesso, le richieste dei pm vanno al di là di questi vncoli, così come le decisioni del giudice che emette l’ordinanza di custodia cautelare. Il risultato è che, sovente, le motivazioni della carcerazione non si basano su fatti concreti, ma su formule di rito”.


Quali sono le ragioni di questa applicazione sbagliata della legge?

“Innanzitutto, la carcerazione preventiva viene spesso utilizzata, impropriamente, come strumento per ottenere la confessione dell’imputato o, comunque, per procurarsi le dichiarazioni attese. Questo, naturalmente, violando la presunzione di non colpevolezza dell’imputato. Ci sono poi valutazioni di carattere culturale”.


Cioè?

“E’ sicuramente convinzione di molti magistrati che è molto difficile arrivare, data la situazione della macchina giudiziaria, ad una sentenza che commini una pena ritenuta equa. Non solo: il 50 per cento delle sentenze viene modificata, il più delle volte diluita,  nei gradi successivi di giudizio. Di qui, sapendo che non ci sarà una punizione, ecco la convinzione che la custodia cautelare sia una sorta di anticipo della pena che comunque non sarà scontata per intero. Anche in questo caso, naturalmente, si viola il principio della presunzione di innocenza”.


E’ un quadro sconsolante da cui emerge una sostanziale sfiducia nella giustizia.

“C’è un terzo elemento, quello determinante: la mancata separazione delle carriere tra inquirenti e giudici. Tra magistrati che hanno la stessa formazione e che percorrono la stessa carriera,  si crea un rapporto che, al di là dell’onestà e dell’imparzialità soggettiva, mette a rischio la terzietà dell’organo giudicante”.

 

La soluzione, dunque, sta nella separazione delle carriere?

“La legge sulla custodia cautelare, ripeto, è perfetta. Ma l’unico modo per arrivare ad una sua applicazione corretta passa per la separazione delle carriere che rispetti il precetto dell’articolo 111 della carta costituzionale”.


1.445 Commenti a “Intervista a Pisapia: carcerazione preventiva utilizzata impropriamente”

  • Talita:

    Io istituirei un fondo per regalare a ciascuno dei nostri magistrati un libro edito da Ares e intitolato “Innocente in carcerazione preventiva. Diario dei 75 giorni che cercarono di cambiarmi la vita”.

    L’autore è Giovanni Terzi, che il 13 ottobre 1998 fu arrestato con l’accusa di corruzione, per fatti relativi al triennio 1994-1997, quando era stato assessore all’Urbanistica nel Comune di Bresso.

    Il 1° febbraio 2006, decorsi oltre sette anni dall’arresto, la Cassazione confermò definitivamente l’assoluzione di Terzi con la motivazione «perché il fatto non sussiste».

    Nella Prefazione, Vittorio Feltri scrive tra l‘altro: «Terzi non descrive le sue prigioni, ma le mie e le tue».
    E nella Postfazione Massimo Ferlini dice: «A me non basta che, alla fine, Giovanni abbia trovato una sentenza che lo assolve. C’è un’ingiustizia pagata da lui, da suo figlio, dalla sua famiglia che aspetta una risposta. Cittadino in attesa di giudizio. Quanti diritti ha già perso per questo?».

    Ecco. I nostri magistrati, se davvero vogliano recuperare la stima della gente (abissalmente sprofondata rispetto ai fasti delle sedicenti “Mani pulite”), dovrebbero leggere, riflettere e poi rispondere a due domande essenziali:

    - Un cittadino in attesa di giudizio – e per di più ristretto ingiustamente in custodia cautelare – quanti diritti ha già perso per questo?

    - Esiste un risarcimento adeguato per la sua sofferenza, e per quella dei suoi figli e della sua famiglia?

    • Giuseppe Grassi:

      Ho letto anch’io il libro di Giovanni Terzi: è molto bello, e mi sento di consigliarne la lettura a quanti sono interessati al problema della carcerazione preventiva. Quale danno irreparabile subisce un indagato, sottoposto a carcerazione preventiva, che poi si rivela innocente dopo un processo? Non credo che esista un risarcimento adeguato per questo tipo di sofferenza. Riflettete, Magistrati, riflettete…

  • Cesare:

    riprendiamo la lettura da: “e lo condussero in gattabuia.

    E lì v’ebbe a rimanere quattro mesi: quattro lunghissimi mesi: e vi sarebbe rimasto anche di più se non si fosse dato un caso fortunatissimo. Perchè bisogna sapere che il giovane Imperatore che regnava nella città di Acchiappa-citrulli, avendo riportato una gran vittoria contro i suoi nemici, ordinò grandi feste pubbliche, luminarie, fuochi artificiali, corse di barberi e velocipedi, e in segno di maggiore esultanza, volle che fossero aperte le carceri e mandati fuori tutti i malandrini.
    - Se escono di prigione gli altri, voglio uscire anch’io – disse Pinocchio al carceriere.
    - Voi no, – rispose il carceriere – perchè voi non siete del bel numero.

  • stefano:

    La cosa impressionante è che, dall’esimio giurista al povero uomo di strada come il sottoscritto, a tutti è evidente l’assoluta abnormità della situazione, l’assoluta difformità dalla legge, l’assoluta prevaricazione sui diritti minimi elementari delle persone.. in Italia, oltre all’immunità dei parlamentari, c’è l’impunità dei magistrati. Si discute della prima, ma guai a toccare la seconda!

    • sole:

      Parole sante!!! ma non riusciamo a fare nulla in merito??? E’ una vergogna…. L’unione fa la forza!! Basta parole sono solo sopprusi bisogna concretizzare …. sempre con cognizione di causa visto i casi in cui i giudici hanno conferito alle due “santissime” maestre di asilio arrestate per maltrattamenti ai bambini dell’asilo di Pistoia. e cito un breve articolo tratto dall’ansa:

      “Le due donne sono uscite dal carcere femminile di Pontedecimo (Genova) alle 14. Davanti al gup Fucigna e’ cominciato giovedi’ scorso il processo con rito abbreviato alle due maestre, che hanno proposto un risarcimento di 23 mila euro ai genitori dei bimbi maltrattati, che si sono costituiti parti civili.”

      che schifo e io debbo pensare che 23 mila euro potranno mai restituire a mio figlio o figlia un maltrattamento subito nel pieno della formazione????

      • sonia:

        Tutto questo è ignobile! Mi vergogno di essere italiana, non c’è giustizia ma solo ricerca estrema del sensazionalismo per finire sui giornali sulla pelle del malcapitato di turno sui cui vivere attimi di notorietà non per merito, ma solo per luce riflessa.

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