La custodia cautelare ingiusta costa allo stato 424 milioni

 

UN GIORNO DA INNOCENTE DIETRO LE SBARRE VALE 235,82 EURO

Nel periodo che va dal 1° gennaio 2001 al 28 febbraio 2010 il totale delle riparazioni pagate dallo Stato italiano per ingiusta detenzione ed errore giudiziario ammonta a 423.682.000 euro, ovvero circa 40 milioni annui. La cifra sfiora i 500 milioni se si tiene conto degli indennizzi versati negli anni Novanta.

 

 

 

E’ la cifra che risulta dai resoconti  del “Servizio Centrale per gli Affari  Generali e la qualità dei Processi e dell’Organizzazione” presso il ministero dell’Economia, da cui dipende l’erogazione delle somme riparatorie. Da questa fonte  non è possibile risalire ai motivi che hanno spinto lo Stato a riconoscere un danno ai cittadini vittime della mala giustizia in quanto “si rileva  che non in tutte le domande di riparazione – che non vengono peraltro trasmesse a questa Amministrazione- viene riportata la specifica del motivo che ha dato luogo all’ingiusta detenzione”.


 

Si sa però che la maggior parte delle erogazioni, per un totale di 405,607.000 euro,   è collegata a casi di custodia cautelare ingiusta contro 18.075.000 euro per “errore giudiziario”. Una spada di Damocle grava, insomma, sulla finanziaria di Tremonti visto che i detenuti in attesa di primo giudizio sono 15,241, ovvero, record assoluto in Europa, il 44 per cento circa dell’intera popolazione carceraria.

 

Ma quando può  scattare la richiesta di un risarcimento? Secondo la legislazione italiana, la custodia cautelare “è ingiusta quando un imputato all’esito del processo viene riconosciuto innocente per non aver commesso il fatto; perché il fatto non costituisce reato; perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”.  “La custodia cautelare è illegittima – prosegue la legge – quando questa è stata vissuta da un imputato prosciolto per qualsiasi causa, o da un condannato che nel corso del processo è stato sottoposto a custodia cautelare senza che ne sussistessero le condizioni di applicabilità”.

La domanda per avviare l’azione di riparazione va proposta dall’interessato presso la Corte d’Appello competente entro due anni dal giorno in cui la sentenza di proscioglimento o di condanna è diventata irrevocabile; da quando la sentenza di non luogo a procedere diventa inoppugnabile; da quando il provvedimento di archiviazione viene notificato alla persona interessata”.

 

Chi ha subito una ingiusta detenzione può dunque far richiesta per “un’equa riparazione”.  Difficile, naturalmente, individuare un valore “equo” per un’avventura terribile, soprattutto per un innocente. Ma la legge calcola un rimborso pari a 235,82 euro per ogni giorno di detenzione, con un tetto massimo di 516.456,90 euro (l’equivalente del vecchio miliardo di lire) previsto dal’articolo 315 del Codice di Procedura Penale.

 

E’ fermo al Senato un disegno di legge “bipartisan”che prevede che si possa sforare il tetto massimo nel caso di una custodia cautelare della durata di sei (!) anni, il massimo consentito dalla legge per i reati più gravi. In caso di approvazione del testo, che ha come primo firmatario il presidente della Commissione Giustizia Filippo Berselli, la copertura finanziaria per il maggior onere per lo Stato (alcune decine di milioni) verrebbe garantito da un aumento dell’imposta sui tabacchi.

 

Non esiste, invece, risarcimento per chi viene imputato ingiustamente, pur senza scontare un solo giorno di carcere. In tal caso, ha stabilito la Cassazione, “il cittadino ingiustamente imputato e poi assolto non ha diritto al risarcimento dei danni”. In tal caso,  la reputazione in fumo non è calcolata. Al contrario,  può essere risarcito un condannato nel caso che la carcerazione preventiva abbia avuto una durata superiore alla pena  stabilita dalla sentenza.

 

Talvolta, commenta “Pocket” (da cui è tratta parte della documentazione), il reo è tutelato di più dell’innocente.


1.426 Commenti a “La custodia cautelare ingiusta costa allo stato 424 milioni”

  • amato gaetano:

    tu non paghi un avvocato e sei in carcere il 100%100 questa e un italia di tutto uno scopo economico e giocano con le vite delle persone senza difesa a non se lo puo permettere un avvocato marcisce in celle questa e l”italia oggi.

  • John Percival:

    I have long since given up trying to understand the Italian legal system but continue to be amazed that the authorities can imprison someone, apparently indefinitely, until a trial actually occurs, even if years later. And while imprisoned that person has no rights to publicly defend his actions and innocence or comment on his treatment. Furthermore, if the person is, in fact, subsequently judged to be innocent, there are no repercussions to the particular authorities who unfairly and falsely charged him with crimes.

  • sonia:

    Io proporrei di denunciare almeno per abuso d’ufficio quei magistrati.

  • Talita:

    So bene che di fronte all’arroganza di alcuni magistrati, che – PER IL MOMENTO – hanno il coltello dalla parte del manico, vengono meno anche le parole.

    Ci si chiede: ma che sto qui a blaterare senza risultati?

    Non è così, naturalmente.
    Nessuno di noi può sperare che una situazione ormai incancrenita possa cambiare all’improvviso, ma è proprio ora che occorre insistere, parlare anzi gridare, fare pressione su conoscenti, amici e su chiunque possa aiutarci a spingere.

    Io ho scritto ai Direttori e ai giornalisti dei quotidiani che leggo ogni giorno: da lettrice che desidera veder trattati determinati argomenti con insistenza.
    Ho scritto soprattutto a coloro che hanno un blog, perché il problema è coinvolgere in questa vicenda quanta più gente possibile.
    Vedremo i risultati.

    Invito anche qualcuno della famiglia di Mario Rossetti a farsi sentire.

    Non creda ai soliti dozzinali consigli che ammoniscono a non irritare i magistrati, al fine di ottenere un occhio di riguardo.
    Non l’otterranno tacendo.
    Forse – e dico “forse” – l’otterranno mediante pressioni continue.
    A mio parere Silvio Scaglia è stato inviato agli arresti domiciliari – pur raddoppiando i ceppi – proprio grazie a questo blog e al coinvolgimento, seppure verbale, di nomi noti.

    Infine, coloro che hanno a cuore le sorti dei desaparecidos di Rebibbia e abitano a Roma s’impegnino per una manifestazione – il più possibile vociante – di fronte al carcere.
    Non occorrerebbe una massa di persone.
    Basterebbe mostrarsi e farne parlare sulla stampa.

    • giovanni:

      Purtroppo quei signori non hanno il coltello dalla parte del manico solo PER IL MOMENTO. Una legge “assurda” (è forte, lo so, ma non trovo altra parola) sulla loro responsabilità esclude che gli si possa far causa direttamente e poi, non risulta che da quando essa è stata approvata ad oggi alcun magistrato abbia pagato per i suoi errori.
      Ed allora, mentre non mi interessa assolutamente sapere se quello che dico sia di destra o di sinistra, credo che in un Paese civile non si possa concepire che ci sia una categoria di impiegati pubblici assolta da ogni responsabilità in caso di errore: la casta intoccabile dei magistrati.
      Ciò fa sì che prolifichino catene giustificatorie degli errori GRAVI da loro commessi, di negligenze sesquipedali, di inettitudini e di comportamenti tanto arroganti quanto alieni dai principi della nostra Costituzione in materia di Giustizia. Ed i davvero rari casi di richiesta di danni si concludono sempre in fori autoreferenziali e con logiche di autotutela corporativa.
      Ecco, se iniziassero a cacciare i magistrati (ed i poliziotti) che sbagliano GRAVEMENTE (come senza dubbio è avvenuto nel caso di Silvio Scaglia e di alcuni degli imputati del medesimo procdimento) credo che le cose potrebbero andare meglio in Italia.
      Più che una manifestazione davanti a Rebibbia, allora, preferirei costituire, a favore di Silvio Scaglia e degli altri onesti vergognosamente privati della libertà, un Comitato per le azioni civili e giudiziarie sulle responsabilità da ingiusto processo.
      Quando sarà riconosciuta l’innocenza delle persone perbene convolte nel processo Fastweb-Telecom il Comitato dovrà occuparsi di dare sostegno a quanti vogliano, nelle aule dei tribunali o sulla stampa, perseguire le negligenze e le violazioni dalle quali è scaturito questo “mostro”.

    • sonia:

      Sono perfettamente con lei. Stare zitti in reverenziale silenzio verso le ingiustizie e i soprusi dei magistrati non porta a nulla. Dobbiamo farci sentire e a gran voce. L’unione fa la forza e cambiare si può. Dentro ci devono andare solo i colpevoli reali, quelli che hanno una condanna con sentenza passata in giudicato, non coloro che stanno antipatici ai giudici.

  • stefano:

    bisognerebbe reperire la mail della procura di roma competente e inondarla di richieste di interruzione (personalmente “richieste” non era la parola che avevo in mente..).. credo che si sia arrivati ad una situazione non più sostenibile, e non vorrei che Rossetti e gli altri cedessero a brutte idee

  • Giuseppe e Maria Teresa G.:

    Apprendiamo con tristezza che ieri è stata negata la libertà a Mario Rossetti. Siamo particolarmente vicini a Sophie, ai bambini e a tutta la famiglia Rossetti per questa vicenda dolorosissima.
    Speriamo che presto le Istituzioni si accorgano di questo caso assurdo di carcerazione preventiva.

  • Talita:

    Incollo da Apcom, perché ormai mi sono espressa in argomento. Potrei aggiungere solo aggiungere che si dovrebbe passare ai forconi.
    ___________
    Roma, 25 mag. (Apcom) – La lettera inviata dai familiari al presidente della Repubblica non ha portato il risultato sperato. Il gip del tribunale di Roma, Aldo Morgigni, ha respinto le istanze per la scarcerazione o la concessione degli arresti domiciliari, presentate dai difensori dell’ex amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle, Stefano Mazzitelli e dall’ex manager di Tis, Massimo Comito. I due sono in carcere da quasi novanta giorni per il coinvolgimento nell’inchiesta sulla presunta maxi operazione di riciclaggio per la quale sono state arrestate 56 persone, e tra gli altri, il senatore Nicola Di Girolamo e il fondatore di Fastweb Silvio Scaglia.

    Sulla scorta di quanto fatto da Scaglia, rispetto ad un interessamento del Quirinale, i familiari di Mazzitelli e Comito, così come di Antonio Catanzariti, avevano chiesto un intervento del capo dello Stato. Il padre di Mazzitelli, ad Apcom, nei giorni scorsi, aveva spiegato che il figlio, durante il periodo di detenzione, ha perso 15 chili di peso. Il gip Morgigni, nel provvedimento di rigetto, ha spiegato che dagli interrogatori resi nei giorni scorsi ai pubblici ministeri, da Mazzitelli e Comito, non sarebbero emersi elementi utili per giustificare una interruzione della misura cautelare in atto o ad una attenuazione della stessa.

    La Procura ha dato parere negativo alla scarcerazione per MARIO ROSSETTI, già membro del consiglio d’amministrazione di Fastweb e in favore del quale numerose personalità hanno manifestato il proprio sostegno, anche attraverso il blog silvioscaglia.it.

    • Bruno:

      La mia è chiaramente una domanda retorica, ma
      [[.... non sarebbero emersi elementi utili per giustificare una interruzione della misura cautelare in atto o ad una attenuazione della stessa...]], vorranno eventualmente dirci, di grazia, quali sono gli elementi utili che si attendono? Sono forse gli unici tasselli che mancano al dossier per il rinvio a giudizio completo di accusa e confessione? O, forse e più certamente, quegli elementi (una confessione estorta) diventerebbero l’UNICA prova reale che avrebbero in mano per sostenere le loro teorie e tesi improbabili?

  • roberto:

    è di oggi la notizia su “La Repubblica” = restano in carcere i manager di Telecom Sparkle=,non si parla però di Mario Rossetti, che è detenuto da più di 90 giorni.
    Ai “signori giudici” dovrebbe sorgere il dubbio che “l’equa riparazione” in caso di ingiusta detenzione potrebbe coprire il danno materiale, ma non c’è “equa riparazione” per i danni irreparabili. Nella mia vita quotidiana ho anche molti dubbi, “loro” invece, solo delle certezze.

  • Talita:

    Come ogni altro professionista e come qualsiasi cittadino (automobilista), i magistrati devono essere OBBLIGATI a pagarsi un’assicurazione che copra gli eventuali danni a loro addebitabili.

    Basta con gli assurdi privilegi.
    Di cui, nella fattispecie, è responsabile lo Stato, che spende i nostri quattrini per riparare agli errori di un’unica casta.

    Semmai usi quei milioni per assicurare il gratuito patrocinio a chi non può permettersi l’assistenza legale. E quindi, in pratica, non si può difendere.

  • stefano:

    Non costasse un centesimo, resterebbe quell’”ingiusta” che pesa come un macigno. Meglio tutti i colpevoli in giro che un innocente in galera, perché quell’innocente dimostra di fatto il fallimento della civiltà di un paese.

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Perché un blog?

“Questo Blog è dedicato alla figura di Silvio Scaglia, imprenditore ed innovatore, protagonista di start up (Omnitel, Fastweb, Babelgum) oggi impegnato in nuove sfide come il rilancio de La Perla, marchio storico del made in Italy. E' un luogo di informazione e di dibattito per tutti gli stakeholders (dipendenti, collaboratori, clienti) ma anche comuni cittadini che hanno seguito le vicende in cui Scaglia, innocente, si è trovato coinvolto fino alla piena assoluzione da parte della giustizia italiana.” - Stefania Valenti, Chief Executive Officer Elite World