Rita Bernardini a silvioscaglia.it: Mario Rossetti è stato adottato dai suoi “concellanei”

E su Rebibbia: “situazione insostenibile”.


“Carmelo Cantone, il direttore del carcere di Rebibbia nuovo complesso, ha avuto una buona idea: è una sorta di tesserino localizzatore con il quale i detenuti possono spostarsi all’interno del penitenziario, senza essere per forza accompagnati. Tanto si sa dove si trovano”. A raccontarla è l’on. Rita Bernardini, dopo l’ultima visita nel penitenziario: “E’ una risposta utile – sottolinea il deputato – alla cronica carenza di organico e al sovraffollamento di Rebibbia, come di tutte le altre carceri italiane, ma purtroppo non è con le alzate d’ingegno che si possono superare i problemi”.



On. Bernardini, il sovraffollamento è di nuovo oltre la soglia di allarme?

Assolutamente sì, gli ultimi dati parlano chiaro a tutti quelli che vogliono capire: in Italia sono attualmente rinchiusi 68.700 detenuti, di cui oltre il 40% in attesa di giudizio. La capienza totale non dovrebbe superare i 45.000. E’ una situazione insostenibile, soprattutto perché non si capisce come si pensa di uscirne: ogni  mese entrano in galera mille persone e ne escono 400. Non vorrei che nei prossimi mesi e con il caldo in arrivo succedesse qualche guaio”.


Teme il peggio?

Non lo so, spero di no, anzi sono abbastanza stupita dell’apparente tranquillità. D’altra parte, una delle reazioni a cui assistiamo è l’impennata dei suicidi: da inizio anno se ne contano 28 tra i detenuti e ben 5 tra gli agenti.


Che fare?

La posizione dei radicali è nota. Quando le cose stanno così, meglio un indulto e un’amnistia, ma siamo rimasti i soli a dirlo. C’è chi preferisce veder prescritti 200mila processi all’anno piuttosto che affrontare la questione. In dieci anni sono andati al macero già 2 milioni di processi. Poi è chiaro che, in una situazione del genere, ai magistrati viene la tentazione di finire solo quelli che vogliono, che offrono maggiore visibilità e magari l’occasione di fare carriera, come accadde con il povero Enzo Tortora.


A Rebibbia lei ha avuto modo di incontrare Mario Rossetti, cosa può dirci?

Dice che è sereno perché sa di essere innocente, ma ciò non toglie che sia stanco e preoccupato. Soprattutto soffre molto la mancanza dei figli, ne ha tre, il più grande ha nove anni. Mi ha raccontato che si era dato la regola di vita di rientrare a casa non oltre le 8 di sera, per stare con loro. Può sembrare poco, ma per un manager molto impegnato…


Ma non li può vedere?

E’ qui il punto: li sente solo al telefono e continuano a chiedergli papà quando torni. Li potrebbe incontrare in carcere, ma non vuole che lo vedano dietro le sbarre. Ci sarebbe una soluzione: a Rebibbia c’è la zona verde, un piccolo parco dove i detenuti incontrano i famigliari, soprattutto i figli. Ma a lui non è concesso, il suo regime molto restrittivo non lo consente. Rossetti è anche credente, cattolico, ma non può neanche andare a messa. Che altro dire.


E come passa il tempo?

Chiede continuamente che gli venga consentito di fare qualcosa, ma c’è poco da fare. Il regime deciso dai magistrati è molto restrittivo. Tra l’altro, soffrendo di una claustrofobia clinicamente accertata dai medici, stare sempre chiuso in cella peggiora la situazione. Ha diritto ad una sola ora di aria al giorno. Gli altri detenuti, che lì si chiamano “concellanei”, lo hanno adottato per farsi scrivere delle lettere o delle piccole richieste. Poi si rivolgono a lui per una altro grande problema: quasi tutti sanno che una volta usciti dal carcere non troveranno niente da fare, così gli chiedono aiuto, per imparare qualcosa o come cercare un lavoro. E si affidano ai suoi consigli, di uomo d’impresa, per avere una speranza. Mi ha ribadito che una volta libero intende prendersi a cuore altri detenuti che si trovano nei guai.

1.373 Commenti a “Rita Bernardini a silvioscaglia.it: Mario Rossetti è stato adottato dai suoi “concellanei””

  • Riccardo d'Urso:

    Riguardo l’articolo di Rita Bernardini: bravo Mario…

  • Riccardo d'Urso:

    Credo che sia davvero fondamentale chiederselo: perchè?
    Perchè una persona come Mario, evidentemente un artista del malaffare se davvero capace di prender parte ad un’architettura criminale così strutturata – immagino conscia peraltro di poter essere chiamata a rispondere prima o poi dei reati commessi – sarebbe così incredibilmente idiota da non pensare in tutti questi anni ad una qualsivoglia forma di tutela per la propria famiglia? Perchè Mario avrebbe mantenuto i propri conti correnti tutti rigorosamente cointestati, senza lasciare a sua moglie neanche uno straccio di risorsa economica “di emergenza”?
    Siamo forse di fronte ad un caso di personalità bipolare? Oppure aveva segretamente in odio Sophie ed i bambini e voleva a suo modo “punirli”?
    Inoltre: davvero perchè una carcerazione così lunga, laddove anche Silvio Scaglia ha potuto usufruire degli arresti domiciliari, per quanto duri e restrittivi?
    Capisco che l’amicizia probabilmente non consente di valutare razionalmente talune questioni, credo però che se fossi un magistrato inquirente certi dilemmi comunque proverei a metterli sul piatto…

  • Bruno:

    Dalle cronache di ieri si legge che qualcuno (coinvolto in altra indagine) si è avvalso della facoltà di non rispondere ed ha poi lasciato il palazzo di giustizia rifiutandosi di parlare con i giornalisti.
    Qui abbiamo almeno due persone che nel’ordine
    a) una è rientrata volontariamente dall’estero (dove poteva “sparire” e sottrarsi a molte delle attuali vicessitudini) per dialogare con i magistrati, ma non avendo nulla da dire…non ha detto molto. Eppure non ha la possibilità di allontanarsi da palazzo di giustizia, nè di andare sul balcone di casa (che non è a Piazza Venezia e quindi non avrà folle osannanti lì sotto), nè di vedere i propri figli.
    b) una è stata arrestata secondo le modalità che leggiamo qui sotto, con problematiche, allo stato dei fatti, ancora peggiori: in carcere (solitamente un luogo di espiazione di una pena comminata e passata in giudicato), la famiglia rimasta totalmente priva di mezzi finanziari. Anche lui, più che rifiutarsi di parlare ha avuto poco da dire.

    La facoltà di non rispondere è prevista dalla legge, questa però non prevede che se taci vai o resti in galera in attesa di giudizio.
    Ne è la prova il caso di ieri.
    Scaglia e Rossetti non si sono rifiutati di rispondere.
    Semplicemente non hanno argomentazioni tali da soddisfare i magistrati INQUIRENTI (non quelli GIUDICANTI, ed anche lì…chi tace non è automaticamente colpevole).
    Sbaglio o c’è qualcosa che mi sfugge?

  • Giuseppe Grassi:

    Mario,

    anche in questa triste situazione stai aiutando gli altri! Questo ti fa onore, e dimostra la tua grandezza morale.
    Un abbraccio a Sophie e bambini

  • Talita:

    Il seguente articolo è dell’11 maggio 2010.
    Ossia VENTIQUATTRO giorni fa.
    __________
    Perché Mario Rossetti è da 94 giorni in carcere?
    di Gabriele Capolino

    Conosco Mario Rossetti da più di dieci anni. Da martedì 23 febbraio è in prigione, uno dei 56 arrestati per l’inchiesta Fastweb-TI Sparkle-Di Girolamo etc.

    Alle 5 del mattino si sono presentati i militi a casa sua, ammanettandolo di fronte a moglie e figli, mettendo a soqquadro la sua casa con una perquisizione durata ore. Condotto a San Vittore in regime di 41 bis. Sequestrati tutti i suoi beni, compreso i conti correnti con cui fare la spesa.

    Mario Rossetti è stato direttore finanziario di Fastweb dal 1999 al 2005. Da cinque anni era quindi fuori dall’azienda e aveva intrapreso una carriera professionale autonoma. Godendo della stima di diversi banchieri, era consigliere indipendente in alcune spa. L’inchiesta è partita nel 2007.
    Non aveva alcuna intenzione di espatriare.

    Perché riservargli quel trattamento da mafioso inveterato?
    E perché continuare a tenerlo dentro?
    Forse perché si è avvalso della facoltà di non rispondere?

    Per un’inchiesta nata anni fa, quello che doveva dire l’ha detto, a meno che non si pensi che un po’ di carcere duro sciolga la lingua.

    Di per sé, l’accusa di incrementare il fatturato per far apparire risultati migliori del previsto non prevede simili carinerie.

    Le banche sono state solite per anni fare raccolta e impieghi negli ultimi giorni dell’anno e poi dismettere la stessa raccolta e gli stessi impieghi pochi giorni dopo il capodanno, allo scopo di meglio risaltare l’attività dell’istituto.

    Per non parlare delle case automobilistiche che erano solite staffare i concessionari di auto alla fine dell’anno per far figurare conti migliori agli analisti e gestori.
    Non sembra che si sia mai assistito a retate in quei casi.

    Quanto all’evasione dell’Iva, conoscete mai qualcuno che abbia fatto un giorno di galera preventiva per questo reato?

    Non che quelle descritte siano leggerezze, ma per esse il codice ha riservato un certo tipo di reato e di procedura. Si dirà: occorreva controllare con chi si facevano questi affari: la cricca dell’avvocato Mockbel era in relazioni con la ‘ndrina di Isola Capo Rizzuto.

    Controllare il pedigree non è sempre agevole, ma il punto non è stabilire se Mario Rossetti sia innocente o no, non è questa la sede.
    Il punto è capire se davanti alla legge siamo tutti uguali, o se siamo tutti uguali a Totò Riina.

    Ad abundantiam, Silvio Scaglia, allora Ceo di Fastweb, colui che era ritenuto dai magistrati il responsabile supremo della macchinazione, è stato scarcerato. Mentre a Mario Rossetti la libertà, o almeno gli arresti domiciliari, sono ancora negati. Perché?
    http://www.milanofinanza.it/talkback/blogMF/dettaglio_blog.asp?id=201005112118212734&chkAgenzie=B_MF
    __________
    I magistrati interessati rispondano almeno alla domanda-clou:
    davanti alla Legge siamo tutti uguali o siamo tutti uguali a Totò Riina?

    Poi avrei un’idea: perché non torniamo all’ordalia?

    E, considerando che già approviamo il sequestro di persona – modello Tonton Macoutes – perché non dotiamo i Palazzi di giustizia di artistiche vasche giudiziarie, in cui sguazzino coccodrilli togati, a cui gettare sia gli indagati sia i condannati?

    Suvvia, sarebbe così facile risolvere il problema del sovraffollamento delle nostre carceri!

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“Questo Blog è dedicato alla figura di Silvio Scaglia, imprenditore ed innovatore, protagonista di start up (Omnitel, Fastweb, Babelgum) oggi impegnato in nuove sfide come il rilancio de La Perla, marchio storico del made in Italy. E' un luogo di informazione e di dibattito per tutti gli stakeholders (dipendenti, collaboratori, clienti) ma anche comuni cittadini che hanno seguito le vicende in cui Scaglia, innocente, si è trovato coinvolto fino alla piena assoluzione da parte della giustizia italiana.” - Stefania Valenti, Chief Executive Officer Elite World