Fattore Umano | Mario Rossetti: «È stato un esercizio si sopravvivenza»


Ad un mese dalla scarcerazione, l’ex direttore finanziario di Fastweb racconta al blog la sua esperienza di detenuto: «Cerchi di pensare a quello che hai e nessuno ti può togliere, come la tua famiglia». E aggiunge: «Grazie di cuore a tutti coloro che mi sono stati vicini e solidali»



Dottor Rossetti, un mese dopo la “libertà ritrovata” il primo pensiero che viene in mente?

Il primo è un grazie di cuore a tutte le persone che sono state vicine a me e alla mia famiglia, che hanno manifestato ed espresso la loro solidarietà. In particolare mi ha sorpreso positivamente la vicinanza di chi fa un mestiere simile al mio e che ha compreso meglio di altri cosa sia successo e ha declinato sulla propria situazione personale quello che mi è successo. Poi, visto che me lo chiede oggi pomeriggio, ci sono poche cose belle come una passeggiata con i bambini al parco, in una giornata di sole.


Che segni lascia un’esperienza del genere?

Sono stato detenuto esattamente un anno e un giorno: un anno di isolamento e solitudine. A suo modo, è stato anche un viaggio interiore e di approfondimento. Di sicuro un esercizio di sopravvivenza: spesso era difficile non pensare alla violenza che veniva fatta a me e alla mia famiglia, ma più ci pensi più rischi di perdere la testa.  Ecco perché devi riuscire a volgere la tua mente verso immagini positive, verso quello che hai e nessuno ti può togliere, come la tua famiglia. Il problema è che anche la famiglia finisce sotto stress. Ad esempio, si pensa comunemente che passare dal carcere ai domiciliari sia quasi la fine di ogni problema. Certo che il carcere è orrendo, ma la verità è che a finire ai domiciliari è tutta la tua famiglia, il tuo stato detentivo si trasmette a tutti loro. I miei figli, ad esempio, hanno dovuto aspettare 4 mesi perché un amichetto potesse venirli a trovare. E solo dopo una formale istanza al Tribunale è potuto accadere. Inoltre, l’aver ancora oggi sequestrati tutti i beni miei e di mia moglie ha creato una difficoltà ulteriore nell’affrontare i problemi della vita quotidiana. E oggi la libertà sicuramente mi permette di affrontare personalmente queste situazioni ma l’esercizio di sopravvivenza ancora… continua!


Insomma, si è ristretti in tutti i sensi…

Non voglio fare filosofia ma gli essere umani sono relazione: gli arresti sottraggono questa dimensione fondamentale.


Qualcosa di positivo, se non è azzardato chiederlo…

Beh, ho vissuto un anno senza usare Blackberry e telefono! Battute a parte, una cosa bella è successa: da uomo professionalmente molto impegnato non ho mai dedicato molte ore ai figli. In questo dramma, lo confesso, ho scoperto il piacere di trascorrere molte ore con loro. Ho tre figli di 11, 10 e 3 anni. Quello più piccolo si è così abituato a tornare a casa alle 4 di pomeriggio e avere il papà a sua disposizione che adesso un po’ comincia a lamentarsi…


Come si fa a spiegare a tre figli piccoli che sei innocente, che è tutto uno sbaglio giudiziario?

È questa la cosa terribile: se sono grandi capiscono da soli, ti puoi confrontare, spiegare, con tre figli piccoli è un doppio trauma. Con mia moglie si è deciso di non farli venire in carcere per non metterli in contatto con una realtà disastrosa. Sono riuscito a telefonare a casa solo dopo 2 mesi dal mio arresto.


Diceva delle carceri…

Sono un luogo perfino difficile a raccontarsi, dove le sigarette sono la moneta di scambio comune e avere pillole per dormire è come tenere un lingotto in tasca. Cose che sono perfino difficili da credere. Attualmente nelle carceri italiane ci sono circa 68mila detenuti in uno spazio che ne può contenere al massimo 43mila. C’è una situazione indescrivibile dove la dignità dell’essere umano non viene rispettata. La cosa peggiore del carcere è che il tempo diventa “circolare”, tutto si ripete uguale al giorno prima, non c’è nulla che cambi la routine di giornate vuote ed inutili. Ovviamente, non dipende da chi le carceri le gestisce, è il sistema che è insensato e che va ripensato: al di là di costruire nuove carceri e aumentare i posti “letto” bisogna ragionare su come il carcere possa effettivamente svolgere il suo ruolo rieducativo per il reinserimento nella società civile. Per questo in futuro vorrei impegnarmi su questi temi, cercando contatti con chi lo fa già. I penitenziari italiani sono zeppi di giovani detenuti “recuperabili”, gente che magari ha sbagliato ma vorrebbe ricominciare, imparare un mestiere che non ha, darsi un futuro. Magari iniziando da un nuovo lavoro proprio in carcere. E su questo che mi piacerebbe dare un mio contributo.


Lascia un Commento

Newsletter
Iscriviti alla newsletter di silvioscaglia.it




ebook il caso scaglia

Perché un blog?

“Questo Blog è dedicato alla figura di Silvio Scaglia, imprenditore ed innovatore, protagonista di start up (Omnitel, Fastweb, Babelgum) oggi impegnato in nuove sfide come il rilancio de La Perla, marchio storico del made in Italy. E' un luogo di informazione e di dibattito per tutti gli stakeholders (dipendenti, collaboratori, clienti) ma anche comuni cittadini che hanno seguito le vicende in cui Scaglia, innocente, si è trovato coinvolto fino alla piena assoluzione da parte della giustizia italiana.” - Stefania Valenti, Chief Executive Officer Elite World