Fattore Umano | Genitori e carcere


Indagine sulla condizione dei bambini in visita dai genitori «nel posto per i grandi che sbagliano»


Li chiamano “orfani di fatto”. Sono i 100mila bambini (cifra che supera il milione se si allarga la panoramica su tutto il territorio Ue) che ogni anno, vanno «nel posto per i grandi che sbagliano», cioè in visita ai loro genitori. Bambini che sopportano regole che ai loro occhi (e non solo) paiono assurde. Bambini che rischiano, ogni giorno, di essere “puniti” insieme a mamma e papà.


È lo spaccato drammatico, di quotidiana realtà carceraria, che per la prima volta viene raccontato in un’indagine realizzata in Italia dalla Onlus Bambinisenzasbarre (partner italiano della francese Eurochips, European network for Children of Imprisoned Parents). Lo studio, coordinato dal Danish Institute for Human Rights (DIHR), in collaborazione con l’università Bicocca di Milano e il DAP, Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria del Ministero di Giustizia, è stato riassunto nel libro bianco “Quando gli innocenti sono puniti: i figli di genitori detenuti. Un gruppo vulnerabile”.



Una ricerca iniziata nell’ottobre 2010 con l’obiettivo di sottoporre al Parlamento Europeo un rapporto sugli standard legali e le “buone pratiche” riguardanti i figli dei detenuti. Un lavoro che ha coinvolto le 213 carceri italiane basandosi sull’analisi di 441 questionari compilati da educatori, agenti e assistenti sociali di 112 istituti penitenziari. Uno strumento di sensibilizzazione per il sistema penitenziario e non solo, «una chiave di riflessione che – ricorda Lia Sacerdote, responsabile del progetto italiano –, fa emergere con forza dagli operatori penitenziari, l’esigenza di riqualificazione della propria identità professionale e la consapevolezza che ciò implica il miglioramento dell’ambiente penitenziario, non solo strutturale, bensì come uno spazio-tempo di relazione».




Sono infatti troppe le “sbarre” che separano i bambini dai loro genitori detenuti: solo il 35% degli istituti ha dei locali destinati alle visite dei più piccoli, nel 76% delle carceri non c’è personale specializzato per partecipare agli incontri con i minori (nonostante ci sia la “Circolare del sorriso” del Ministero di Giustizia del dicembre 2009 che indica le norme di comportamento per la corretta accoglienza dei figli dei detenuti, raccomandazioni conosciute solo dal 34% del personale degli istituti).


Uno dei vincoli più delicati da gestire è la perquisizione dei bambini, compreso il controllo del cambio dei pannolini (e il “sequestro” dei loro giocattoli prima delle visite). Anche i tempi di incontro con i genitori sono “ristretti”: nell’81% delle carceri i colloqui avvengono solo di mattina, solo nell’8% l’orario si estende a tutto il giorno. La frequenza consentita ad ogni detenuto è di 6 ore al mese, 8 ore se i figli hanno meno di 10 anni; nel 54% dei casi la durata di ogni visita non può superare l’ora. Situazione simile anche per le telefonate dal carcere ai bambini (il 93% degli istituti consente solo un contatto a settimana della durata di 10 minuti e senza limitazioni di orario solo nel 39% dei casi) e per quelle dei bambini a mamma e papà (l’84% delle carceri non permette la ricezione di telefonate).




Insomma, al di là delle sbarre, si incontrano ogni giorno occhi che osservano le guardie come “mostri” che tengono reclusi i loro genitori, ma anche occhi capaci di trasformare quel buio in un giardino fiorito in cui cogliere dei fiori per mamma e papà. Quello che manca non è certo la forza dei più piccoli, bensì il supporto dei più grandi, maggiormente consapevoli delle carenze di un sistema che, per definizione, non è pensato per accogliere dei bambini.


Più formazione per gli operatori, un ambiente penitenziario più “umano”, minimizzare i traumi, raccontare una verità più sostenibile: queste solo alcune delle raccomandazioni indirizzate al Parlamento europeo. In attesa che qualcosa cambi. Perché, come ricorda Sebastiano Ardita, Consigliere DAP, «quei bambini diventeranno adulti ed il loro rispetto per le Istituzioni passerà anche attraverso i ricordi dell’accoglienza che hanno ricevuto».


La pubblicazione del “libro bianco” ha inaugurato la seconda edizione dell’European Prisoners’ Children Week (che si concluderà domani, 12 giugno), una serie di giornate di informazione, comunicazione e sensibilizzazione che si svolgono contemporaneamente nei 14 paesi europei per parlare della genitorialità in carcere e la tutela dei figli dei detenuti.


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