Fattore Umano | La finanza scommette sui social bond: profitti al 13%

Se il progetto fa scendere il numero dei recidivi


Una soluzione ignobile? Oppure una geniale quadratura del cerchio? L’opinione pubblica americana si è divisa sul patto tra Goldman Sachs ed il comune di New York, su impulso del sindaco, il finanziere Michael Bloomberg.


In estrema sintesi, la banca d’affari ha dato il via alla creazione dei «social impact bond», ovvero un’emissione da parte della banca di titoli in tutto e per tutto simili ai Bot o ai Btp. Stavolta, però, i fondi raccolti (9,6 milioni di dollari) non serviranno a finanziare il debito pubblico ma saranno messi a disposizione di un programma di rieducazione dei giovani ex detenuti rilasciati dalle carceri della Grande Mela. Si tratta di accompagnare il reinserimento dei ragazzi nella società, con l’obiettivo di ridurre il tasso di recidiva altissimo soprattutto nei quartier più a rischio. Ma attenzione: non si tratta di semplice beneficenza, comunque utile a ricostituire la reputazione assai acciaccata della banca d’affari. Ancora una volta, come sempre accade quando si ha a che fare con i Paperoni sulle due rive dell’Oceano, spunta il dio denaro.


Il comune, infatti, restituirà l’intera somma a Goldman Sachs nel caso che il tasso di recidiva dei detenuti scenda almeno del 10 per cento. In questo caso, è la spiegazione del sindaco, il miliardario Michael Bloomberg (che ha messo nell’iniziativa quattrini parcheggiati nel suo fondo personale per le opere di bene), la società farà comunque un ottimo affare. E se la recidiva scenderà ancor di più? Aumenteranno i guadagni di Goldman Sachs, ma con un tetto massimo di 2,1 milioni di dollari, pari al 13%. In caso di fallimento, comunque Goldman rischia di perdere 2,4 milioni di dollari, noccioline per una banca d’affari di quelle dimensioni.


L’idea, una miscela di filantropia e di speculazione, è piaciuta anche allo Stato del Massachussetts. «In questo modo – spiega George Overholser, gestore del fondo no profit Thid Sector – riusciremo a finanziare programmo di prevenzione, i primi che vengono tagliati in epoca di emergenza finanziaria. La formula vincente deve render conto di scelte conservative dal punto di vista fiscale ma progressiste sul piano dell’assistenza».


Che dire? La miscela fa rabbrividire: giocare con la vita delle persone utilizzando criteri di calcolo degni dei listini di Borsa dà un senso di razzismo e di mancato rispetto per la dignità personale.  Dietro le sbarre ci sono uomini, non numeri. Il rischio è che, per far tornare la contabilità, gli uomini dei mercati ricorreranno a scorciatoie di vaio genere. Peggio ancora, la moneta di Goldman Sachs minaccia di cacciare ai margini i volontari che da sempre s’impegnano sul fronte della riabilitazione.


Ma, in certi casi, più delle parole contano i fatti. I «social impact bond» portano comunque quattrini in un’area di bisogno destinata, con la crisi del welfare, ad un’endemica carestia di fondi. Ben vengano questi quattrini anche se non è il caso di accettarli a scatola chiusa. Ma se Mediobanca vuole imitare il cugino d’America, faccia pure.


Va detto che, del resto, il piano Goldman Sachs/New York non è il solo. Il taglio dei fondi pubblici (-16% nello Stato di New York rispetto al 2008) ha costretto un po’ ovunque gli amministratori ad accelerare sulla strada dei Social-impact bond.


Il primo esperimento si è tenuto nel Regno Unito, alla prigione di Peterborough, nel 2010. Con buoni risultati sia sociali che di reddito. Il tasso di recidiva dei 3mila ex carcerati è sceso del 7,5%, grazie ai programmi sociali attivati dal programma. Gli investitori, in questo caso la Rockefeller Foundation e la Fondazione inglese Esmée Fairbairn, hanno così potuto intascare una ricca cedola, pari al 13% del capitale investito. Ora il progetto si estenderà ad altri casi in Usa: oltre al programma quadriennale di New York, che avrà per palcoscenico la prigione maschile di Rikers Island e a Boston, test verranno effettuati a Los Angeles e nella contea di Cuyahoga, in Ohio.

Lascia un Commento

Newsletter
Iscriviti alla newsletter di silvioscaglia.it




ebook il caso scaglia

Perché un blog?

“Questo Blog è dedicato alla figura di Silvio Scaglia, imprenditore ed innovatore, protagonista di start up (Omnitel, Fastweb, Babelgum) oggi impegnato in nuove sfide come il rilancio de La Perla, marchio storico del made in Italy. E' un luogo di informazione e di dibattito per tutti gli stakeholders (dipendenti, collaboratori, clienti) ma anche comuni cittadini che hanno seguito le vicende in cui Scaglia, innocente, si è trovato coinvolto fino alla piena assoluzione da parte della giustizia italiana.” - Stefania Valenti, Chief Executive Officer Elite World