Truffe Carosello: perché Scaglia “poteva non sapere” (6)


I 6 “no” del fondatore di Fastweb ai magistrati. “Non ero il despota” – dichiara, descrivendo come funzionava l’azienda. E aggiunge: “Ognuno prendeva le decisioni al suo livello… ed è una buona pratica manageriale che ogni decisione sia presa al livello più basso possibile”



In una puntata precedente ci siamo soffermati su un punto decisivo, che è poi alla base delle accuse che i magistrati rivolgono a Silvio Scaglia. Infatti, il documento che il 29 agosto 2003 attesta al Cda la “liceità, regolarità e conformità” del business delle prepagate, agli occhi dei PM “non dice niente”, mentre per il fondatore di Fastweb è “importantissimo” e “dice molto”.




La domanda dei PM è chiara (interrogatorio  del 12 aprile 2010):


PM: “… per lei quell’accertamento è un accertamento efficace? (….)”.

Silvio Scaglia: “Be’, io, guardi,… non sono un esperto di Audit, cioè il mio mestiere è quello di occuparmi… non sono io il presidente del Comitato di Audit, io recepisco quello che il Comitato di Audit porta in Consiglio… il Consiglio in un qualche modo si affida al Comitato di Audit per fare le verifiche necessarie…”.


Ma i PM insistono, contestando le modalità con cui avvennero i controlli e che vi fossero transazioni “anomale”:


Silvio Scaglia: “… quello che le posso dire è che qui entriamo nella responsabilità del Comitato di controllo… ”.

PM: “Ma questa… è una operazione di circolarità… ”.

Silvio Scaglia: “… Guardi, delle operazioni di circolarità francamente ho cominciato a capire che cosa sono solo in occasione di questa inchiesta. Però, lei si metta in un Consiglio di amministrazione… ha fatto le sue verifiche, ci sono stati dei consulenti che hanno guardato tutto questo, che ci capiscono molto di più, lo guarda Guido Rossi che ci capisce molto di più, lo guarda la nostra struttura interna”.


Si torna così al punto di partenza. I PM contestano che Scaglia “potesse non sapere” o aver capito la “truffa ben fatta”:


Silvio Scaglia: “Scusi, ognuno aveva responsabilità decisionali al suo livello”.

PM: “Ma lei non aveva, cioè non interloquiva su queste decisioni che venivano assunte dai dirigenti?”.

Silvio Scaglia: “Ma no, no, no, ognuno prendeva le sue decisioni al suo livello”.

PM: “Lei aveva contezza di queste decisioni che di volta in volta che venivano assunte?”.

Silvio Scaglia: “No, no, no… io non avevo contezza, cioè… voglio dire, se si trattava della acquisizione della società ad Amburgo allora sì, quella era una decisione su cui io ero impegnato in prima persona, perché non era attività normale, ordinaria dell’azienda, ma l’attività ordinaria dell’azienda rientrava nell’ambito delle deleghe operative dell’azienda… ed è buona pratica manageriale che ogni decisione sia presa a livello più basso possibile dove si possa prendere una decisione specifica”.


E ancora:


Silvio Scaglia: “… sono stato definito da qualcuno come un gestore anche dispotico di Fastweb, io non lo ero affatto… vi rendete conto della quantità di cose e problemi che c’erano in quegli anni, sul tavolo in quegli anni, che era impossibile entrare nel dettaglio di ogni singola decisione. (…) Un gestore dispotico non è un buon gestore, io credo di aver fatto piuttosto bene il mio mestiere dai tempi in cui facevo l’Amministratore Delegato di Omnitel, in cui non ho mai avuto questo tipo di fama e… sono ancora molto amico delle persone che avevano lavorato con me in quel periodo”.


Ricapitolando:


  1. Per i PM i controlli non “furono efficaci” e vedono in questo una “trama” che riconduce a Scaglia. E questo pur in assenza di qualsivoglia riscontro documentale o altro, e sebbene il processo di “governance aziendale” si sia svolto in modo ineccepibile.
  2. Chiedono a Scaglia come mai non si sia accorto di “operazioni di circolarità”, sebbene siano occorsi anni di indagini e intercettazioni (che non riguardano mai e non coinvolgono minimamente Scaglia), perché il meccanismo venisse a galla
  3. Non accettano che in Fastweb vi fossero processi decisionali distribuiti a più livelli, senza che il capo “dispotico” ne fosse a conoscenza.
  4. Non credono che Scaglia e Fastweb siano stati “vittime della truffa”.


Va ricordato che gli elementi a difesa erano già stati esposti ai magistrati nell’interrogatorio del marzo 2007, nel corso della prima fase dell’inchiesta, terminata nel 2009 con una richiesta di archiviazione per mancanza degli elementi di prova. I fatti sono gli stessi e da allora non risultano ulteriori elementi a carico.


3 Commenti a “Truffe Carosello: perché Scaglia “poteva non sapere” (6)”

  • Bruno:

    Chiusi nelle loro gabbie, circondati da polverosi codici e pacchi di pratiche (chissà quante istanze di scarcerazione!), questi personaggi nonhanno il benchè minimo contatto con la realtà che li circonda, figuriamoci con quella del mondo imprenditoriale di alto livello.
    Senza offesa per i pizzicagnoli, pensano di aver a che fare con il bottegaio all’angolo che ogni sera, minuziosamente, conta l’incasso della giornata aprendo il cassetto al banco, e che fa i suoi acquisti con la cautela del farmacista….

  • stefano:

    Io capisco una cosa. Rendere responsabile Scaglia giustifica 3 anni di indagini (e di loro stipendi). Che squallore!

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“Questo Blog è dedicato alla figura di Silvio Scaglia, imprenditore ed innovatore, protagonista di start up (Omnitel, Fastweb, Babelgum) oggi impegnato in nuove sfide come il rilancio de La Perla, marchio storico del made in Italy. E' un luogo di informazione e di dibattito per tutti gli stakeholders (dipendenti, collaboratori, clienti) ma anche comuni cittadini che hanno seguito le vicende in cui Scaglia, innocente, si è trovato coinvolto fino alla piena assoluzione da parte della giustizia italiana.” - Stefania Valenti, Chief Executive Officer Elite World