Silvio Scaglia: La giustizia non ci deve dividere | Business, sofferenza e l’umanità dietro le sbarre

L’imprenditore si racconta in un’intervista al Fatto Quotidiano. Il ricorso della Procura? “Me lo aspettavo. Sono certo di essere assolto”. Il piatto di pasta dello zingaro a a Rebibbia.

“Me lo aspettavo. Io sono certo di essere assolto completamente dopo un primo grado così dettagliato ma gli effetti del processo sono molto pesanti”. Silvio Scaglia commenta così, in un’intervista concessa al Fatto quotidiano, la notizia che la Procura di Roma ha deciso di presentare ricorso contro la sentenzia di assoluzione con formula piena pronunciata nell’ottobre 2013 dal Tribunale di Roma.

Ma l’incontro con l’ingegner Scaglia non si è esaurito qui. L’intervista è stata l’occasione per fare il punto sull’esperienza del carcere “momenti durissimi, ma che sarebbe un peccato non averli vissuti” in cui si scoprono, nella maniera più inaspettata, i tratti dell’umanità. “Nel momento più nero della mia vita però lo sportellino della porta blindata si apre e vedo la faccia di un giovane zingaro. Era dentro per furti e mi dice: “amico è stata proprio una brutta giornata oggi per te ma noi ti abbiamo fatto un piatto di pasta”.

Un’esperienza dolorosa ma che, avverte Scaglia, “non mi deve trasformare in un simbolo per una delle fazioni in lotta. Io vorrei che il problema della giustizia e delle carceri si risolvessero senza dividerci. Il primo problema dell’Italia è proprio questa incapacità di fare sistema senza fazioni”.

L’intervista non si esaurisce qui, con un racconto pacato di un’esperienza terribile, tre mesi in cella e nove ai domiciliari, iniziata con una telefonata da Londra.

Parole pacate, nonostante l’esperienza da incubo cominciata in una mattina di febbraio, durante una breve vacanza: “Mio figlio di nove anni si era svegliato con un agente che frugava sotto il letto con il mitra. Mia figlia dice che avrebbero fatto saltare in aria la cassaforte se non le davo la combinazione. C’era un mandato di arresto che mi descriveva come membro di un’associazione a delinquere”.

Ma c’è modo, nel corso dell’intervista di parlare di tlc, uno dei grandi amori dell’imprenditore. “Io non farei un piano dall’alto di tipo governativo… Io lascerei le due reti esistenti, Telecom e Fastweb, in concorrenza tra loro. Non c’è bisogno di un grande piano pubblico per cablare l’Italia ma di società private in concorrenza tra loro che abbiano una struttura azionaria trasparente, senza scatole cinesi”. E del presente, rappresentato dall’investimento ne La Perla: “un’opportunità fantastica. Siamo leader assoluti nel segmento alto dell’intimo e stiamo espandendo l’offerta nel mondo del lusso in tutto il mondo. Produciamo in Europa, in Italia e Portogallo, e vendiamo l’80 per cento all’estero”.

Finisce così l’incontro con Silvio Scaglia, personaggio che di rado si concede ai media: i fatti, del resto, parlano per lui.

5 Commenti a “Silvio Scaglia: La giustizia non ci deve dividere | Business, sofferenza e l’umanità dietro le sbarre”

  • Cesare:

    Non è possibile che anche di fronte all’evidenza, di nuovo si parli di ricorso all’assoluzione.
    Ma come si fà a non capire che questa richiesta crea un danno enorme anche alla Nazione in un momento in cui si sta cercando di salvare ciò che resta del nostro sistema industriale.

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Perché un blog?

“Questo Blog è dedicato alla figura di Silvio Scaglia, imprenditore ed innovatore, protagonista di start up (Omnitel, Fastweb, Babelgum) oggi impegnato in nuove sfide come il rilancio de La Perla, marchio storico del made in Italy. E' un luogo di informazione e di dibattito per tutti gli stakeholders (dipendenti, collaboratori, clienti) ma anche comuni cittadini che hanno seguito le vicende in cui Scaglia, innocente, si è trovato coinvolto fino alla piena assoluzione da parte della giustizia italiana.” - Stefania Valenti, Chief Executive Officer Elite World