Lettera di Monica Aschei al Corriere: “Mio marito Scaglia e il divieto di affacciarsi alla finestra di casa”


Il Corriere della Sera di domenica 1° Agosto  torna ad occuparsi della vicenda di Silvio Scaglia pubblicando una lettera della moglie, la signora Monica, e due vignette di Vincenzo Vincino, già pubblicate sul nostro blog che, nei prossimi giorni, arricchiremo di nuovi interventi dello stesso Vincino e di altre personalità che reclamano il diritto di Scaglia a presentarsi alla piena libertà, in attesa i poter dimostrare la sua piena innocenza davanti al giudice. Ecco il testo della lettera della signora Scaglia.




Caro direttore,

forse lo studio del cinese, che ormai pratica con assiduità, esercita alla pazienza. Oppure, com’è più probabile, Silvio Scaglia, cioè mio marito, di fronte a questa assurdità si è salvato grazie al suo profondo senso del dovere. Ovvero, la sua mentalità da ingegnere lo porta ad obbedire ai comandi dell’autorità perché ci sarà pure un motivo dietro certe imposizioni. Fatto sta che mio marito, agli arresti domiciliari dal 17 maggio scorso nella nostra casa in quel di Antagnod, val d’Ayas, interpreta alla lettera le disposizioni impartite dal gip: divieto assoluto di comunicare con il mondo esterno, con l’eccezione della sottoscritta.



Guai ad affacciarsi al balcone o respirare all’aria aperta: la sagoma delle montagne, bellissime, resta al di là del vetro. Poco più di un miraggio. Anzi, un simbolo di quella libertà che gli è stata sottratta, ingiustamente. Non mi è facile spiegare se e come sia cambiato Silvio dopo questi 160, terribili giorni. L’ostinazione ed il senso del dovere sono quelli di un tempo. Compreso il rispetto della giustizia, sia quella con la G maiuscola che quella, ben più misera, che la nostra famiglia ha sperimentato dallo scorso febbraio. E che mi ha profondamente delusa, anche dal punto di vista umano. E’ grottesco che si parli, a proposito del nostro codice, di presunzione di innocenza.


Mio marito è innocente e lo dimostrerà nelle sedi opportune. Nel caso nostro, al di là delle contestazioni di diritto, quel che mi ha ferito è stata la totale assenza di qualsiasi forma di rispetto nei suoi confronti. Anzi, il susseguirsi di piccole o grosse prevaricazioni e di promesse mai mantenute, quasi che si voglia far pagare a Silvio la decisione di mettersi a disposizione della giustizia senza alcuna condizione, facendo ritorno in Italia per fare il proprio dovere di cittadino. E’ stata una decisione naturale, presa di comune accordo senza esitazioni. E lui nelle stesse condizioni si comporterebbe di nuovo allo stesso modo, nonostante quel che ha passato. Ma non posso dimenticare che ieri, quando si è sposato mio fratello, Silvio non c’era.


In un certo senso, dunque, è il Silvio di una volta. Ed è la sua prima grande vittoria. Ad aiutarlo, poi, c’è un’indefessa curiosità intellettuale. Il tempo libero forzato gli ha offerto la possibilità di leggere molto, documentarsi e riflettere. Non ha perduto la voglia di esplorare terreni nuovi, alla ricerca di innovazione. Sotto la scorza della disciplina dell’ingegnere, chi lo conosce capisce che qualcosa è cambiato: è più indulgente verso il prossimo, a partire dai suoi manager che in passato hanno provato sulla loro pelle quanto Silvio possa essere esigente verso di sé e gli altri. Ora vedo che lui ha capito l’importanza di aver creato una vera squadra. Chissà, forse questa esperienza, lungi dal fiaccare la sua resistenza ed il suo spirito, lo ha completato come uomo e come imprenditore.


Non vorrei che queste parole servissero a far passare in secondo piano la gravità di quel che stiamo passando. Silvio è privato della sua libertà da cinque, lunghi mesi. Negli ultimi ottanta giorni, passati a fare il giro della propria stanza, gli è stato negato anche il diritto all’ora d’aria. Ed è tutt’altro che certo che possa presentarsi al processo a piede libero per difendersi da accuse che non sono suffragate da prove.


La sua, insomma, è una storia di straordinaria ingiustizia. Al solo pensarci io, che non ho la pazienza di Silvio, fremo dalla rabbia. Poi mi capita di ripensare ad un episodio della settimana scorsa: si era fulminata una lampada alogena, Silvio l’ha cambiata e mi ha dato la vecchia per buttarla in pattumiera. «Che devo fare – ho chiesto – la metto tra gli oggetti da riciclare?». «Io – mi ha detto – quella parola non la voglio sentire più: in casa mia il verbo riciclare è proibito». E ci siamo fatti una bella risata liberatoria. In attesa che torni il tempo della giustizia.
Monica Aschei Scaglia


1.391 Commenti a “Lettera di Monica Aschei al Corriere: “Mio marito Scaglia e il divieto di affacciarsi alla finestra di casa””

  • Bruno:

    Il cronometro qui sopra ha ormai ampiamente superato quota 160.
    Centosessanta giorni durante i quali i vostri ragazzi non hanno potuto vedere il loro papà e, immaginiamo, anche incontrarsi poco con la mamma.
    Ancora una volta si evidenzia un’assurda differenza di trattamento: coloro che sono stati già giudicati possono avere contatti, sebbene, in modo ristretto, con la propria famiglia.
    Silvio, e gli altri nella stessa situazione, no!
    Un abbraccio anche a loro e soprattutto a Carlo, oltre che a voi due!
    Daniela & Bruno

  • Federico e Rina:

    Monica,
    la nostra ammirazione per come tu e Silvio state rispondendo a questa incomprensibile situazione. Continuiamo ad esservi vicini e ci auguriamo che le vostre traversie servano a cambiare questo nostro povero paese. Un abbraccio!

  • [...] Monica Scaglia poi Sophie Rossetti hanno preso carta e penna per descrivere la sorte dei rispettivi mariti [...]

  • Carlo "grande":

    Carissima Monica,
    nei momenti in cui penso alla vostra Meravigliosa famiglia, che ho sempre ben in mente, non mi meraviglia che riusciate a non perdere il sorriso nemmeno in questi tristi e angosciosi momenti.
    Molte persone vi sono rimaste e vi rimarranno vicine, magari con una semplice “dedica” sul blog o magari con un più profondo pensiero che tengono per se.
    La libertà negata è una delle cose più terribili che possano accadere ad un uomo, ancor più quando sai che trattasi di un ingiustizia.

    Sempre nei miei umili pensieri, un bacio a tutti.

  • [...] Monica, dopo aver letto la tua lettera sul Corriere della Sera, sento anch’io il bisogno di buttar giù i miei pensieri, anche nella speranza che questo incubo [...]

  • Ilaria:

    Cara Monica vi auguro che il tempo delle risate liberatorie arrivi prestissimo! Un abbraccio forte.

  • Silvio is credible the Italian Republic is not, better remember that when billions of italian bonds are due for maturity in the next 12 months

  • John Percival:

    Silvio is very fortunate to have such a supportive wife as Monica in addition to the support of his many friends and colleagues. In many ways, this travesty has been perhaps harder on her and the family than on Silvio as she sees the impact on their lives everyday knowing he is innocent and is being denied his rights to defend himself and to have his freedom back. If the authorities had hard evidence against him they would surely have presented them by now. It’s clear they don’t and are trying to delay the inevitable as it will reflect very badly on them and on their abuse of power and vindictiveness towards a successful and responsible citizen.

  • La moglie del Carcerato:

    Cara Sig.ra Scaglia, cara collega di(s)avventura, sono felice per Voi che potete godere della vista delle montagne insieme, magari con l’aria condizionata, magari con una bibita fresca, magari…Io il mio Carcerato lo vedo 5 volte a mese per 1 ora e negl’occhi non vedo riflesso le montagne, sulla pelle non sento il profumo di fresco. Non c’è “cinese” non c’è corrente Filosofica che tenga…vedo un uomo, un padre, uno ingegnere svuotato fiaccato nel corpo e nello spirito…

  • francesca:

    Che Silvio fosse un grande uomo ne ero certa da tempo, per averci lavorato in 2 aziende diverse… Che Monica fosse una grande donna… lo presumevo… ora lo penso leggendo questa lettera.
    Io vi auguro con tutto il cuore di uscirne più forti, più uniti e più centrati di prima di ingustizia barbarica. Ve lo auguro come lo si augura agli amici cari.
    Silvio, come manager, ci hai sempre dimostrato di saper guardare in alto e avanti, fallo anche ora guardando le montagne da lontano!!! Inventati il futuro in italiano o in cinese :-) )) come hai fatto nel passato e il tempo ti ha sempre dato ragione!!!!
    Come cittadina italiana sono indignata, schifata, delusa…
    Vi abbraccio!

  • stefano:

    @Monica
    Confermo giro in moto l’11 o il 12 agosto (a seconda del meteo).. sarò più preciso la prossima settimana, usando queste pagine. Per il resto, abbiamo già detto tutto tutti e i magistrati di certo “non possono non sapere”.

  • giovanni:

    Gentile signora Scaglia,
    lo sapevo che Suo marito non si sarebbe pentito della difficile scelta che ha fatto di mettersi a disposizione della “giustizia” (con la G minuscola) italiana. Purtroppo, però, lui ed altri professionisti, del tutto ignari di certi traffici, ancora sono ostaggio delle ubbie della Procura della Repubblica di Roma e, a seguire, di magistrati che nel merito non hanno capito o hanno voluto mostrare di non aver capito.
    La cosa grave è che il teorema del “non poteva non sapere” (che in alcuni casi si muta in quello ancora più assurdo del “doveva sapere anche se è dimostrato che non sapesse”) sembra essere quasi metabolizzato ed ampiamente accettato da una magistratura a volte malata di protagonismo e a volte un po’ pavida e che, nel suo complesso, ci fa rimpiangere i magistrati seri, integerrimi e riservati di una volta.
    Tuttavia quel che più stride con la nostra civiltà giuridica è la davvero disinvolta applicazione delle norme sulle esigenze cautelari, sulla quale la Procura di Roma nonché il pallido Ufficio GIP ed il Riesame che dovrebbero controllarla riescono ad irridere ed aggirare perfino i giudicati della Cassazione che siano favorevoli agli imputati.
    Se la cosa può essere d’aiuto a comprendere quanto sia malata la nostra giustizia, ricordiamo che fino ad ora anche TUTTI gli imputati detenuti per i quali la Cassazione ha pronunziato sentenza di annullamento con rinvio al Tribunale del Riesame continuano a “scontare la pena”, indipendentemente da una colpa accertata o da delle reali esigenze processuali.
    La nuova udienza del Riesame si terrà per loro, se tutto va bene, dopo la scadenza dei termini della custodia cautelare…
    L’eventuale (ed atteso) annullamento della misura si risolverà, così, in una classica vittoria di Pirro.
    Torquemada era, al confronto, un dilettante!
    Silvio Scaglia è sicuramente una persona intelligente e geniale, e probabilmente anche grazie a Lei è riuscito a trovare una filosofia, e dunque un equilibrio, in quel che di assurdo gli sta accadendo.
    E’ davvero difficile, però, spiegare ad un Ingegnere, abituato a lavorare con metodo, rigore ed onestà assoluta, che deve trascorrere sei mesi da detenuto, privato della sua dignità di Uomo, del suo lavoro, dei suoi beni e, soprattutto, dei suoi affetti, perché qualcuno non sa fare le indagini, qualcun altro non è in grado di accorgersi che le indagini sono proprio fatte male e che le lentezze della giustizia italiana sono tali per cui puoi anche ottenere delle vittorie, ma tanto non cambia nulla.
    Né puoi spiegare perché l’accanimento si rivolga con più cieco furore nei confronti di persone che, oltre ad essere del tutto incensurate ed avendo sempre condotto una vita irreprensibile, nulla potrebbero certamente commettere in futuro perchè private definitivamente anche del loro lavoro.
    Credo anche io, però, che chi non ha nulla da temere debba mantenere la sua serenità, nella consapevolezza che certi teoremi non potranno avere vita lunga ed in un pubblico dibattimento saranno inevitabilmente destinati a cadere.
    Si, tornerà a sorridere il tempo della Giustizia e della Verità.

  • Cesare:

    Sicuramente ing. Scaglia ha studiato e fatto suo il pensiero etico e l’insegnamento morale di Socrate (ed il suo comportamento ne è testimonianza ed esempio).
    I principi di etica e di moralità che governano il mondo civile, impongono di rigettare i sillogismi di tipo aristotelico (non poteva non sapere e quindi e colpevole di “riciclaggio”).
    Non sono quindi (solo) amici ed ex colleghi del blog che ne chiedono la immediata liberazione, ma tutte le persone, libere di spirito ed in buona fede, che vedono in questa vicenda un fatto tremendo ed incomprensibile, reso ancora più oscuro dal tempo trascorso.

  • Valeria:

    Premesso che per me una persona è innocente fino al terzo grado di giudizio, rimango veramente perplessa di fronte a questo Blog.Il signor Scaglia è comodamente “recluso” a casa sua.E’ vero la libertà è limitata, non può uscire, ma certo non deve stare in un fatiscente carcere italiano, al caldo, perchè come ben sapete nel carcere non c’è l’aria condizionata), in una cella di 6 metri quadrati da dividere, a volte, anche in 6.
    Allora spiegatemi perchè l’opinione pubblica si dovrebbe commuovere per questa vicenda o magari per Balducci, che i domiciliari li trascorre nella sua villa in Toscana e lietamente si fà i bagni in piscina ( si lui può uscire di casa ed affacciarsi alla finestra, pensa te, forse ha avvocati migliori) invece che per delle persone veramente sfortunate, chiuse in cella per reati ridicoli, senza il conforto di calorosi amici come voi.
    Sinceramente mi fanno più schifo i reati finanziari, tipo Cragnotti, Tanzi, Coppola, Ricucci ,Balducci, Anemone che il tizio che ruba 4 soldi,certo che per lui non si aprirà la possibilità degli arresti domiciliari.
    Inermi cittadini, ignari delle complicate regole del mondo finanziario ( ah se avessero conosciuto la teoria dei giochi) ancora aspettano dalla giustiza il rimborso dei loro risparmi.

    • kiki:

      …Pienamente daccordo!!!

    • infatti, alla fine è solo una questione di avvocati, chi ha più mezzi può permettersi maggiori agiatezze.

    • Bruno:

      Forse questo blog, proprio grazie alla notorietà della persona ed alle risorse che possono essere messe in campo, ha il pregio di aver aperto uno squarcio su questo mondo delle carcerazioni preventive, di certe carcerazioni preventive. Qui qualcuno le sta definendo di lusso (a me non tornano solo i conti tra chi non può aprire la finestra e chi muota in piscina…più che altro), ma è innegabile che il “caso Scaglia” più che mai aiuta a far sapere cosa succede.
      Aiuta a far capire come si avviano e avanzano certi meccanismi.
      Nella sciaguratezza di questa vicenda credo questo blog abbia anche l’indubbia efficacia di aver fatto capire a molti cosa può esserci o non esserci dietro la carcerazione preventiva e dietro alle indagini, alle prove (!)
      Ognuno poi ne può trarre giudizi, opinioni e anche arricchimento, ma è anche una voce per quelli che stanno al caldo in 6×6.

      Proprio oggi pensavo a Silvio e come d’incanto RadioUno ha trasmesso una trasmissione sulle ingiustizie giudiziarie. Vicende, per certi versi molto simili a questa, in vari gradi e tipologie.
      Le similitudini a casi come Tortora (ne cito uno per tutti, ma negli ultimi anni sono molti) sono piuttosto evidenti.
      La trasmissione ha usato, come caso emblematico, oramai storico e sepolto, quello del Mostro di Roma della seconda metà degli anni ’20.
      Non voglio tediarvi troppo, ma leggete anche solo questo http://it.wikipedia.org/wiki/Gino_Girolimoni. O se desiderate approfondire c’è un libro recente sull’argomento di Federica Sciarelli ed Emmanuele Agostini. Il mostro innocente. La verità su Girolimoni condannato dalla cronaca e dalla storia. Milano, Rizzoli, 2010
      Nel leggere il comunicato stampa governativo sulla cattura del “colpevole” grazie agli sforzi della polizia spinta dal governo … viene la pelle d’oca. Sono passati 80 anni e più, è caduta una dittatura, c’è stata una guerra mondiale (e tante altre), ci sono statai progressi enormi in tutti i campi, eppure quello strapotere da parte di alcuni per i propri fini persiste.
      Come la “leggerezza”, definiamola così, della stampa e dei media, nello sbattere il mostro in prima pagina (conviene a loro, conviene alla magistratura, volemmose bene) e poi tacere (per sempre o quasi) quando gli sviluppi non prendono la piega che avrebbero voluto o che avevano annunciato.
      Non ho visto più titolo a 6 o 8 colonne dichiarare “Ancora agli arresti Scaglia e tutti gli altri, mentre vengono alla luce prove sempre più inconfutabili….” e via dicendo.
      No, è caduto l’oblìo. Forse il segnale che meno se ne parla meglio è, perchè i magistrati, dopo l’iniziale conferenza stampa, si sono accorti di non avere più molto da dire, soprattutto sulle carte processuali…
      Meglio non parlarne più perchè altrimenti viene alla luce che tutto quanto sbraitato era una colossale bufala e la credibilità crolla.
      Chi è incriminato ed è innocente ha molto poco da dire e, come sottolineò qualcuno, spesso non ha neppure un alibi.

  • Alessandro Petazzi:

    Caro Silvio,

    da quando è iniziata questa vicenda kafkiana ho provato in molti modi a farti arrivare un messaggio privato di solidarietà e vicinanza. Mi sono dovuto rassegnare mio malgrado al fatto che è davvero impossibile, ennesimo tassello dell’assurda ingiustizia a cui sei sottoposto. E allora almeno su questo blog possiamo sapere qualcosa del tuo stato d’animo dalla bellissima lettera di Monica e lasciarti un “messaggio in bottiglia” che vedrai quando questa storia sarà finita e potrai toccare con mano l’ondata insieme di sdegno e solidarietà che ha sollevato. E anzi, conoscendo bene la riservatezza del tuo carattere, mi piace pensare che tutti questi “abbracci” un po’ ti farebbero sorridere! A presto, Silvio, con la speranza che sia presto davvero.

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Perché un blog?

“Questo Blog è dedicato alla figura di Silvio Scaglia, imprenditore ed innovatore, protagonista di start up (Omnitel, Fastweb, Babelgum) oggi impegnato in nuove sfide come il rilancio de La Perla, marchio storico del made in Italy. E' un luogo di informazione e di dibattito per tutti gli stakeholders (dipendenti, collaboratori, clienti) ma anche comuni cittadini che hanno seguito le vicende in cui Scaglia, innocente, si è trovato coinvolto fino alla piena assoluzione da parte della giustizia italiana.” - Stefania Valenti, Chief Executive Officer Elite World