Lettera di Sophie Nicolas Rossetti


Il Riformista pubblica la lettera di Sophie Nicolas Rossetti, moglie di Mario Rossetti, ex direttore finanziario di Fastweb.


Cara Monica, dopo aver letto la tua lettera sul Corriere della Sera, sento anch’io il bisogno di buttar giù i miei pensieri, anche nella speranza che questo incubo possa finire al più presto. Ho capito insieme a Mario che la cosa peggiore per chi è privato della libertà personale è che il tempo diventa circolare, ripetitivo, le giornate scorrono identiche e non hai più la capacità di disegnare un futuro. E’ questa la vera pena, molto dura, che tocca scontare. Ti rendi conto della discrepanza abissale che c’è tra tempi della giustizia (6 mesi = niente) e il tempo di un uomo privo della libertà. E comprendi cosa questo significhi, soprattutto se hai dei figli piccoli da accudire e far crescere. Ma allora mi domando: perché in Italia tocca scontare una pena PRIMA di essere giudicati? Perché il sistema giudiziario italiano funziona così male?


Nonostante ciò, Mario ed io crediamo, ancora oggi, di vivere in un paese civile, e crediamo ancora nella Giustizia: a darci forza è sapere che il processo farà emergere la verità. Purtroppo però, quel che va ribadito e spiegato mille volte, è che il concetto di “presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva” funziona solo in teoria. Da qui il fatto di doverlo ricordare continuamente: gli indagati (perche Mario è solo un indagato, nonostante quasi 6 mesi di custodia cautelare), devono essere considerati innocenti e non colpevoli, fino a prova contraria. Di sicuro, il modo in cui è stato gestita questa indagine non ha in nessun modo tutelato questo concetto.


Mio marito in questi mesi ha imparato a coltivare la pazienza. E’ l’unico rimedio alla sua condizione. Se riesci a essere un po’ “zen”, ti aiuta a superare tutto meglio. Può sembrare una magra consolazione, ma quando sei privato della libertà, aiuta. Il suo più grande dolore è stato quello di essere stato allontanato bruscamente dai nostri bambini, così piccoli. Non è stato facile spiegarsi con loro, con parole semplici,  quando gli hanno chiesto: “Papà perché quegli uomini ti hanno portato via….”. Naturalmente prevaleva anche la gioia di poterli riabbracciare. Mario passa tutto il suo tempo a leggere e a pensare, facendo un po’ di ginnastica, mantenendo un certo ordine mentale. Poi si occupa dei bambini, tutti e tre, anche se dedica qualche minuto in più al piccolo di 2 anni. Inoltre ha iniziato a preparare, a grandi linee, un progetto sociale per aiutare in futuro i detenuti e le loro famiglie. Una volta vissuto il carcere non si dimentica più. E chi può ha il dovere di fare qualcosa per aiutare altri in quella realtà. Anche perché, nonostante tutto, rispetto ad altre storie di “ordinaria ingiustizia”, sappiamo di essere più fortunati. Abbiamo la possibilità di far sentire la nostra voce, di trovare spazio sui giornali, cosa che migliaia di detenuti in attesa di giudizio, dunque ancora innocenti fino a prova contraria, non hanno. Persone che spesso non hanno nemmeno le risorse economiche per beneficiare di un’adeguata difesa. Anche a loro Mario dedica il suo tempo di innocente “murato vivo”.

Sophie Nicolas Rossetti

1.249 Commenti a “Lettera di Sophie Nicolas Rossetti”

  • Patrizia P.:

    A Sophie e Mario,,,,,,siete grandi e state dando alle persone che vi vogliono bene una grande lezione di umanità e di ricchezza interiore..;il tempo che scorre e la pazienza :due realtà sicuramente difficili da conciliare,apparentemente in antitesi,ma così terribilmente vicine in questo momento! Forza,non permettete a nulla e nessuno di togliervi le cose belle che avete costruito e i progetti futuri che ancora avete,perchè un futuro ci sarà e…non potrà altro che darvi altri spazi di libertà e felicità!!!
    Il difficile poi non sarà spiegare ai vostri figli quanto successo,ma avere il coraggio di dir loro,nonostante tutto,che è importante sorridere alla vita e avere fiducia in chi ci circonda!
    Con affetto
    Patrizia

  • Massimo:

    Grazia e Giustizia, ah! Quanto mai fu più errata la definizione di un lontano Ministero a Roma!

  • giovanni:

    La bellissima lettera della Signora Sophie dà uno spaccato di umanità e sofferenza che è la migliore misura dell’integrità della persona, del suo patrimonio di valori morali e della sua generosa attenzione per i diritti civili di tutti coloro che sono privati ingiustamente della libertà.
    Essa, tuttavia, induce anche ad una riflessione: possibile che non sia possibile sapere, anno per anno, quante persone, dopo aver patito periodi più o meno lunghi di custodia cautelare, sono completamente assolte? Non ho trovato statistiche serie del Ministero della Giustizia ed immagino che non ve ne siano nemmeno di ufficiose. Eppure non dovrebbe essere difficile elaborare dati un po’ più completi di quelli attuali, che si riferiscono in modo indistinto alle sole richieste di risarcimento per ingiusta detenzione.
    A mio avviso tali statistiche dovrebbero essere formulate in modo da mettere in luce, con ogni trasparente chiarezza, quante ingiuste detenzioni siano riconducibili ad atti di singoli PM, GIP, Tribunali del Riesame e Sezioni della Cassazione che si siano pronunciati sui fatti.
    Si potrebbe, poi, prevedere una soglia oltre la quale far automaticamente esonerare i magistrati che “sbagliano troppo” dalle funzioni penali.
    In altri termini, non si capisce per quale motivo un “cattivo” avvocato penalista viene, alla fine, emarginato dal “mercato”, e cattivi magistrati possano, al di fuori di ogni controllo, continuare ad “esercitare” impunemente la professione in un settore tanto delicato, e magari progredire in carriera.
    Occorre, poi, che in materia di responsabilità civile e penale dei magistrati si inizi a pensare di rimettere il giudizio a sezioni specializzate, formate, in prevalenza, da “giurati tecnici”, esperti ad es. di indagini e di diritto, che siano estranei alla magistratura. Insomma, non è possibile continuare con un sistema in cui la mancanza di professionalità e reale terzietà dei giudici possa restare di fatto priva di qualsiasi censura, a causa dell’inammissibile autoreferenzialità di un ordine per il quale non sembra valere il motto “la legge è uguale per tutti”.

    • Bruno:

      Mi paiono considerazione piuttosto sensate.
      Forse per questo saranno di difficile applicazione.
      A volte, come si diceva nelle caserme un tempo, le gaurdie all’ingresso di certi portono servono per non far entrare il buon senso.
      Nei palazzi di giustizia ci sono guardie e detector….

  • Gentilissime Monica e Sophie, premetto che fino a 1 mese fa’ i vostri nomi e quelli dei vostri mariti mi dicevano molto poco. Adesso che vivo una situazione identica alla vostra non so’ perche’ ma vi sento vicine e stasera ho trovato il coraggio di scrivere su questo blog. Verosimilmente io sono una di quelle persone, per cosi dire meno visibili, di cui parla sophie, anzi no mio fratello…l’indagato lo e’. Da quasi 2 mesi in carcerazione prventiva per peculato (lo accusano di aver comperato cioccolatini e cravatte con soldi pubblici…) e truffa per allestimenti di fiere regionali. Se mi impegno tantissimo e lo penso colpevole solo per un secondo puo’ aver rubato 50.000 euro. E allora mi chiedo…ma dove sta’ la civilta’ del nostro paese? Mio fratello mi dice sempre che quando uscira’ dal carcere, da questa esperienza al limite dell’umana sopravvivenza, non avra’ piu’ paura di niente e di nessuno. Io mi torturo pensando se alla fine questa cosa per lui sara’ un bene o un male. Vi abbraccio forte e vi capisco come nessun altra. Una sconosciuta nella vostra stessa barca. Luana

  • monica:

    Mi viene da ridere al pensiero che riusciamo a “comunicare” solo attraverso il Blog. Meno male che esiste!!
    Grazie Sophie. Grazie per quello che hai scritto. Cerchiamo sempre di vedere il “bicchiere mezzo pieno”: questa e’ la nostra forza. E’ quello che ci ha permesso di superare tutti questi mesi con la certezza che questa vergogna debba finire. Hai ragione ci hanno tolto il tempo, hanno provato ad annientarci e ad avvilirci ma noi fortunatamente siamo sereni.
    Spero di abbracciarti presto. Un grande bacio a te a Mario e ai bambini.
    Monica.

  • Renato:

    La pena più grave dell’indagato innocente è la perdita dell’innocenza a causa dell’indagine stessa, prima ancora del processo. Quando questo accade si scopre che l’interlocutore è diventato il “Sistema”, che mostra giorno dopo giorno tutta la sua allucinata perversione. La giustizia appare “stupida” in quanto simulacro razionale di un puro campo di forze brute, di un rito tribale, è stupida perchè fatta di uomini spesso di scarsissima qualità umana e professionale, perchè agisce come una pattumiera senza filtro di processi sociali in cui si disputano interessi materiali, come un susseguirsi di tatticismi burocratici di accusa e difesa fatte sulla pelle del malcapitato di turno e spesso sulla pelle della verità. E’ stupida perchè debole coi forti e forte coi deboli. Il risultato è l’abuso sistematico della dignità della persona, senza che un giudizio abbia comunque potuto ancora “rendere” giustizia.
    Ma è anche un dono e una grazia straordinaria perchè fa ritrovare,sempre a condizione di sopravvivere, la parte migliore di se stessi.

  • John Percival:

    Clearly I am clueless when it comes to the Italian legal system. But my questions: where are the authorities in all this? Are they asleep at the switch? How can one prosecutor have such power that he can incarcerate indefinitely highly respected citizens without having to offer any hard evidence of their complicity in a crime?

    • Bruno:

      It is all based on the complete independecy of the magistrate and judges.
      Very difficult to prosecute them for reasons linked to their own work or “product” (such as this). Very rare they are judged for their mistakes on a liability basis.
      In case of mistakes and subsequent economical compensations, the Ministery of Justice pays, not the magistrates.

  • Franco Moscetti:

    Caro Mario,
    Sophie ha scritto con semplicità e con grande dignità quello che pensano tutte le persone che hanno avuto la fortuna di averti conosciuto. Purtroppo questo incubo sembra non finire mai ma la cosa positiva e’ che il tempo non si può’ fermare. Tutte le cose, la stessa nostra vita, hanno un inizio ed una fine. Il nostro e’ uno strano sistema: sono certo che ascoltando coloro che lavorano intorno al tuo caso (giudici, magistrati, investigatori etc.) tutti diranno di lavorare con trasparenza, con professionalizza’ e che a nessuno fa piacere far del male agli altri solo per il gusto di farlo. E probabilmente sono anche in buona fede. Il risultato finale pero’ e’ quello che tutti possiamo osservare per cui e’ forse il sistema che va cambiato. Quando questa storia sarà’ finita mi troverai al tuo fianco per aiutare quelli che pur nella drammaticità’ di quello che ti sta accadendo sono ancora meno fortunati di te per le ragioni che Sophie ha descritto. Attraverso di te sto anch’io facendo un’esperienza alla quale mai avrei creduto di trovarmi così vicino. Dai Mario, resisti. Ed insieme faremo in modo tale che il tuo sacrificio non sia inutile. Il tuo amico Franco

  • stefano:

    Vicino a grandi uomini ci sono sempre grandi donne.. questo è il pensiero che mi viene leggendo Monica e Sophie.

  • Bruno:

    Lettera di grande dignità che non mette da parte, anzi evidenzia, le sitauzioni meno fortunate. Indiretta risposta a chi, proprio su queste pagine, lamentava che alcuni sono fortunati ad avere il blog e altri languono restano nell’oblìo.
    Lementele legittime e comprensibili.
    Ma è grazie al blog che si dà evidenza a queste storture.
    Quindi, in augurio a tutti, anche agli “sconosciuti” ma non dimenticati.

  • Giuseppe e Maria Teresa G.:

    Caro Mario,

    è bello scoprire che, nonostante il periodo terribile che stai vivendo e tutte le difficoltà quotidiane che devi superare, tu stia pensando ad un progetto per aiutare i detenuti e le loro famiglie. Ciò dimostra la tua statura morale!

    Abbiamo scritto più volte, su questo blog, che l’Italia è un paese strano, dove il carcere si fa PRIMA del processo, e NON DOPO il processo. Continuiamo a pensarlo, ma continuiamo anche a sperare che un paese civile come l’Italia prima o poi guarirà dalle sue patologie.

    Un abbraccio a Mario e Sophie, e ai piccoli Giorgio, Louise e Leone.

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