Imputati o bestie?


Panorama riaccende i riflettori sui casi di Gennaro Mokbel e Massimo Micucci


Il settimanale diretto da Giorgio Mulè, in edicola oggi, ricorda quanto è successo a Gennaro Mokbel che «recluso a Civitavecchia per partecipare alle udienze romane esce dal carcere alle 7 del mattino, senza potersi lavare e senza pasto. Lo stesso gli accade anche la sera, visto che rientra in prigione verso le 19: per lui niente doccia e niente cena, perché in carcere ci si lava in altri orari e si mangia soltanto alle 11 e alle 17».


Panorama commenta anche il caso di un altro imputato, Massimo Micucci, che «solo il 30 aprile 2011 (dopo 14 mesi di carcerazione, ndr.) – si legge –  è riuscito a fare presente la sua situazione, in un’udienza. I giudici lo hanno scarcerato in poche ore».


Insomma, diritto schiaccia diritto: per essere ascoltato devi aspettare e se vuoi assistere alle udienze del processo in cui sei imputato ti devi dimenticare di altri bisogni (e neppure sperare in un panino passato da qualcuno visto che il regolamento penitenziario lo vieta, come ricorda Panorama). Le regole sono strette come sono strette le manette che – si legge – «lo scorso 5 maggio hanno fatto sanguinare i polsi dell’imputato». Un fatto che ha coinvolto direttamente Mokbel e che ha scatenato la reazione di Fabrizio Merluzzi, presidente dei penalisti romani: «Non si possono trattare gli imputati come bestie».


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