Fattore Umano | Quel bluff della “svuota carceri”

Da Antigone i primi numeri: 322 detenuti in meno, rispetto ai 5-6mila attesi. Intanto è conto alla rovescia per la Seconda Marcia per l’Amnistia. A Roma il 25 aprile


Mentre prosegue il conto alla rovescia per la Seconda marcia per l’amnistia, la giustizia e la libertà che si terrà il 25 aprile a Roma, promossa dai Radicali con l’adesione già pervenuta di realtà del volontariato e dell’associazionismo cattolico, ci sono altri numeri dell’universo carcerario che non lasciano spazio all’ottimismo. Uno stillicidio di dati che, dal Nord al Sud della penisola, non cambia mai spartito. Isole comprese, osservando quanto scrive l’Amministrazione penitenziaria, ad esempio, sulla Sardegna: da quando è diventata legge, cioè fin dal 2010, la cosiddetta “svuota carceri” (di cui l’ultimo decreto legge è solo un’estensione), ha consentito l’accesso ai domiciliari di 258 cittadini (67 stranieri).  Numeri irrisori se si considera che ci sono voluti 16 mesi di tempo, che hanno tenuti impegnati per una montagna di ore i magistrati, le forze dell’ordine e gli assistenti sociali della regione.


Ma non solo: ottenuti i domiciliari, iniziano gli adempimenti delle forze dell’ordine per verificare il rispetto delle prescrizioni ingiunte al “ristretto”, a partire dai controlli notturni. Controlli doverosi, ma che spingono alcune famiglie persino a rifiutare l’accoglimento del parente detenuto. Dalla Sardegna all’Emilia, il sovraffollamento riguarda anche i minori. Come denuncia il Garante regionale dei diritti dei detenuti, avv. Desi Bruno – al Pratello di Bologna, istituto penale per minorenni, la condizione dei troppi “ristretti” permane «anche se è diminuita passando da 29 a 25, ma per regolamento dovrebbero essere 22».


Non bastassero le notizie di singole realtà, ci pensa l’associazione Antigone a ricostruire i numeri esatti delle “cayenne” tricolori. Il primo dato è sconfortante: «A quattro mesi dalla seconda “svuota carceri” sono solo 312 i detenuti in meno». Le stime parlavano di 5-6 detenuti che avrebbero potuto usufruire dell’allungamento a 18 mesi (residui di pena) da scontare ai domiciliari. Ma la distanza è siderale. Spiega Patrizio Gonnella, presidente nazionale di Antigone: «È stato smascherato quello che è il “bluff” della capienza regolamentare. Apparentemente, la capienza dei nostri istituti in questi anni è cresciuta, ma in realtà si tratta semplicemente del fatto che, negli stessi istituti, si stipano sempre più i detenuti, trasformando in celle tutti gli altri spazi, a scapito di spazi comuni indispensabili per la vivibilità degli istituti».


C’è poi un paradosso. Aggiunge Gonnella: «Dal dicembre 2010 sembrerebbe che qualcosa di positivo sia avvenuto: risultano 5.533 i detenuti usciti. Ma allora perché non si hanno 5.533 detenuti in meno nelle carceri?». «Perché – insiste – si tratta di persone che sarebbero potute uscire con i provvedimenti già esistenti». Insomma, un bluff.


Che fare, dunque? «Servirebbero norme di ampio respiro – spiega Mauro Palma del Comitato per la prevenzione della tortura (CPT) del Consiglio d’Europa – ma l’Italia non adotta provvedimenti di questo tipo, perché la frequenza delle dispute elettorali, troppo ravvicinate, fa sì che non si rischi l’impopolarità intervenendo su queste tematiche».


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