Scalpelli: Fastweb vittima ignara della frode


Il Responsabile Relazioni esterne: «L’allarme è scoppiato dopo l’articolo di Repubblica». «Il Comitato direttivo si è occupato, marginalmente, delle operazioni contestate in una sola occasione». Mella (Rete): «La verifica del 2010 ha confermato l’audit del 2006/07». Rizzo (Security): «Massima collaborazione con gli inquirenti»


Le operazioni di I-Globe e delle altre società coinvolte nel “Traffico Telefonico” non sono mai state argomento di esame del Comitato direttivo di Fastweb se non, marginalmente, quando si è deciso nel 2006 di riattivare il servizio già interrotto. Solo nel novembre del 2006, dopo la perquisizione degli uffici da parte della Guardia di Finanza, il caso viene affrontato con la massima attenzione dall’organo dirigente della società di tlc. Ma l’allarme vero e proprio scatta pochi mesi dopo, in seguito alla pubblicazione dell’articolo de La Repubblica: è allora che tra i vertici della società si diffonde la sensazione di esser stati vittima di una frode ben più ampia di quanto fino allora temuto, una frode di cui all’epoca non si era in grado di cogliere le esatte dimensioni.


È la parte centrale della testimonianza resa ieri da Sergio Scalpelli, Responsabile delle Relazioni esterne di Fastweb, davanti al Collegio della Prima Sezione penale del Tribunale di Roma, presieduto da Giuseppe Mezzofiore. Scalpelli, chiamato a deporre dalla difesa di Roberto Contin, Responsabile Large Account di Fastweb, ha evidenziato che le attività di I-Globe e delle altre società coinvolte non sono mai state argomento di discussione del Comitato strategico, salvo, in forma marginale, al momento in cui si decise di riattivare il servizio già interrotto. Il “Traffico Telefonico” entra nell’agenda dei vertici di Fastweb solo dopo la perquisizione degli uffici nel novembre del 2006. La società, sottolinea Scalpelli, dimostrò subito forte attenzione per capire l’accaduto. Ma solo l’articolo di Repubblica, conclude Scalpelli, prese corpo la consapevolezza della frode.


Il Responsabile della pianificazione della Rete di Fastweb, Mario Mella, il secondo teste della giornata, ha precisato che, a suo tempo, non era stato interessato in alcun modo alle operazioni coinvolte, data la natura standard dei servizi in oggetto. Ma nel 2010, dopo gli arresti, allo stesso Mella è stata chiesta la revisione dell’audit effettuato nel 2006/07. Dall’analisi non è risultata alcuna anomalia: il traffico in questione non risultava fittizio né presentava alcuna anomalia.


Infine, la sfilata dei testi si è conclusa con Luca Rizzo, Responsabile della sicurezza di Fastweb, ove c’è sempre stata a suo dire una forte vigilanza nei confronti delle truffe, un fenomeno assai diffuso nel settore. È stato lo stesso Rizzo a gestire, nel corso delle indagini, i rapporti con l’autorità giudiziaria. L’atteggiamento della società, ha sottolineato, è sempre stato improntato alla massima collaborazione con gli inquirenti le cui richieste sono sempre state prontamente esaudite. Gli ultimi testi chiamati a deporre dall’avvocato Gildo Ursini, difensore di Contin, deporranno nell’udienza del 26 giugno prossimo.


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