Fattore Umano | Detenute, madri e illustratrici
In mostra i lavori eseguiti per filastrocche e fiabe create dalle detenute dell’ICAM, l’lstituto a Custodia Attenuata per Madri detenute di Milano
Fino al primo febbraio i lavori eseguiti dalle detenute dell’ICAM saranno esposti nei locali della Biblioteca Chiesa Rossa, in via San Domenico Savio a Milano. Le opere delle detenute sono il risultato del progetto Illustrafiabe, un laboratorio realizzato all’interno delle attività del CTP Cavalieri di Milano durante lo scorso anno scolastico.
Le mamme dell’Icam – seguite da Alice Tassan e Ilaria Curti – hanno raccontato su tavola le favole scritte negli anni precedenti durante i corsi coordinati da Paola Riso e Vincenzo Samà. Un modo per far vivere anche ai loro bambini una realtà diversa di quella che vivono con la mamma all’interno dell’istituto.
L’evento è organizzato dal DAP in collaborazione con il Centro territoriale permanente Cavalieri. L’ingresso alla mostra è libero e rispetta gli orari di apertura della Biblioteca (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19.15, il mercoledì dalle 15 alle 19.15 e il sabato dalle 9 alle 18.15).
Fattore Umano | Verso la fine dell’«ergastolo bianco»
L’emendamento approvato giovedì scorso in Commissione Giustizia in Senato fissa a marzo 2013 il termine per la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari
Con il sì del Senato si conclude «una nuova tappa del faticoso percorso per abolire definitivamente gli OPG, ma il traguardo è ancora lontano». Ad affermarlo in una nota Stefano Cecconi (responsabile Politiche della salute della Cgil Nazionale), Giovanna Del Giudice, Fabrizio Rossetti del comitato Stop Opg. Un passo fondamentale che accelera l’attuazione di norme di superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari «che esistono già ma non sono ancora state applicate».
Per risolvere la drammatica situazione di 1.500 persone fino ad oggi dimenticate e condannate ad un «ergastolo bianco – concludono Cecconi, Del Giudice e Rossetti – serve investire nei servizi socio sanitari nel territorio, a partire dai Dipartimenti di Salute Mentale. e non dimenticare l’impegno già assunto dal Senato per avviare anche un percorso di modifiche legislative, per superare l’istituto giuridico dell’OPG».
Il comitato Stop Opg continuerà a non abbassare il livello di attenzione dell’opinione pubblica e a ricordare a Governo, Regioni, Asl e comuni la loro responsabilità per «organizzare la presa in carico delle persone internate, per curarle e assisterle nel territorio di residenza, come prevedono le norme e indicano le ripetute sentenze della Corte Costituzionale». Il 26 gennaio un nuovo importante appuntamento del Comitato: dalle ore 10 alle 16, presso In Centro Congressi Frentani di Roma si svolgerà infatti la conferenza stampa di presentazione della campagna Un volto un nome con i referenti regionali di Stop Opg. Un incontro in cui si discuterà anche dell’«imputabilità» e degli aspetti normativi.
Fattore Umano | «Meno carcere, più misure alternative»
E per chi resta in galera: più colloqui e più telefonate ai famigliari. Questo, in sintesi, il carnet delle proposte avanzate al ministro Paola Severino dal Cartello Sovraffollamento: che fare?. Nel frattempo la Commissione Giustizia del Senato vota a favore del Dl “svuota-carceri” e dice sì a un emendamento che prevede la chiusura dei “manicomi criminali”
Aumentare le ore di colloquio e le telefonate con i famigliari. Una proposta semplice, a costo zero, senza nessuna complicazione sul funzionamento dell’Amministrazione penitenziaria. Ma con un effetto assai probabile: ridurre il numero dei suicidi o dei tentati suicidii, i casi di autolesionismo, la richiesta continua di uso di psicofarmaci.
C’è anche questo nel carnet di “soluzioni per l’emergenza”, avanzate al Ministro della Giustizia Paola Severino da parte della delegazione di Sovraffollamento: che fare?, un Cartello che raccoglie le sigle delle associazioni più impegnate sul fronte carceri, nel corso dell’incontro avvenuto ieri, 12 gennaio.
Vi sono poi le proposte di maggiore impatto strutturale: «la necessità di modificare la legge Fini-Giovanardi sulle droghe, la ex Cirielli sulla recidiva e la Bossi Fini sull’immigrazione – come spiega Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti – che più hanno contribuito a riempire le carceri, nonché di ridurre l’uso della custodia cautelare e di potenziare le misure alternative».
Il ministro, dal canto suo, ha confermato la propria disponibilità a introdurre alcune misure suggerite nel decreto legge sulle carceri in discussione al Senato, in particolare relative alla possibile riduzione dell’uso della custodia cautelare e nella direzione di potenziare le misure alternative.
Da questo punto di vista vanno segnalate due importanti novità votate questa mattina in Commissione Giustizia del Senato che ha approvato il Dl “svuota-carceri”. Tra le norme previste, spicca la misura degli arresti domiciliari, anche per i recidivi, per risolvere il sovraffollamento dei penitenziari. Il testo per la votazione a Palazzo Madama sarà in aula il prossimo 18 gennaio.
Sempre in sede di Commissione Giustizia del Senato è stato approvato all’unanimità un emendamento per la chiusura definitiva degli OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari) entro il 31 marzo 2013. «Possiamo così sperare – ha dichiarato Ignazio Marino, senatore Pd e presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale – di superare definitivamente, grazie al favore dell’intera Commissione Giustizia, l’orrore dei manicomi criminali che tanto ha indignato anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano». Nella speranza che non vi sia alcun passo indietro nel voto plenario di settimana prossima al Senato.
“Iva Telefonica”. Si riparte il 17
Udienza brevissima quella del processo “Iva Telefonica” celebrata questa mattina presso la Prima Sezione penale del Tribunale di Roma. Il proseguimento dell’esame da parte dell’accusa del capitano dei ROS Francesco De Lellis è stato infatti interrotto anticipatamente e rinviato
Questa mattina, davanti al Collegio giudicante presieduto dal Dott. Giuseppe Mezzofiore, è proseguito l’esame del capitano De Lellis. Un intervento breve in cui sono stati descritti alcuni investimenti che sarebbero stati effettuati dal “gruppo” che, secondo l’accusa, faceva capo a Gennaro Mokbel.
Nel corso dell’esame è stata anche data lettura di passaggi delle trascrizioni di alcune intercettazioni telefoniche tra Mokbel e l’ex senatore del PdL Nicola Di Girolamo condannato con patteggiamento a luglio 2011 a cinque anni di pena e al risarcimento di 4,2 milioni di euro all’Erario.
Il Tribunale ha rinviato direttamente all’udienza del 17 gennaio annullando così quella fissata per domani.
“Iva Telefonica”. Prosegue l’esame di De Lellis
Si è svolta ieri la prima udienza del 2012. In aula, presso la Prima Sezione penale del Tribunale di Roma, il capitano dei ROS Francesco De Lellis per il proseguimento del suo esame da parte dell’accusa
Nel corso dell’udienza sono stati esaminati alcune vicende del rapporto tra Augusto Murri (già condannato dal GUP ad una pena di cinque anni) e Gennaro Mokbel. Proprio quest’ultimo, a tal proposito, ha svolto un intervento difensivo che è nato a seguito dell’ascolto di alcune intercettazioni.
Durante il suo esame, il capitano De Lellis ha inoltre testimoniato sui rapporti tra Gennaro Mokbel e il maggiore della Guardia di Finanza Luca Berriola e tra Mokbel ed alcuni appartenenti alle Forze dell’ordine come Fabrizio Magi, già sottufficiale dei Carabinieri appartenente alla DIA, e condannato in Primo grado con l’accusa di “rivelazione dl segreto d’ufficio”. L’esame del capitano dei ROS Francesco De Lellis proseguirà domani, 12 gennaio.
“Iva Telefonica”. La prima udienza del 2012
Dopo la pausa feriale riparte questa mattina il processo “Iva Telefonica” presso la Prima Sezione penale del Tribunale di Roma. Davanti al Collegio presieduto da Giuseppe Mezzofiore, come da programma, continuerà l’esame del capitano dei ROS Francesco De Lellis
Fattore Umano | L’inferno di Petrusa
Un’interrogazione dell’On. Bernardini dopo la visita ispettiva nella casa circondariale di Agrigento: dove non funziona il riscaldamento, è complicato lavare se stessi e le celle, mancano agenti, psicologi e assistenti. E c’è chi va in giro con due scarpe diverse, perché non ha i soldi per comprarle
Manca pure il riscaldamento. Laconico, il comandante di Polizia penitenziaria osserva: «In sette anni non è mai entrato in funzione». Cose che capitano nel carcere di Agrigento, sovraffollato come tutti gli altri in Italia: 421 detenuti ristretti, a fronte di una capienza regolamentare di 250 posti. Di questi, poco più della metà scontano una condanna definitiva, gli altri sono in attesa di giudizio.
Il 30 dicembre scorso c’è stata la visita ispettiva dell’onorevole radicale Rita Bernardini, da cui è nata un’interrogazione rivolta al Ministero della Giustizia.
Nella sezione Asia, in celle da 8 mq, previste in origine per un solo detenuto, ne convivono 2 o 3, a seconda dei periodi, messi in pila su letti a castello. Non ci sono le docce e le celle appaiono in condizioni pessime: «I tubi sono marci e ci sono problemi di manutenzione, abbiamo problemi di budget», dice chi vi lavora in condizioni altrettanto problematiche.
Le difficoltà riguardano poi anche altri aspetti: l’assistenza sanitaria, il monte ore degli psicologi (si stima un disagio psichiatrico nell’ordine del 15 per cento dei ristretti), ci sono detenuti che non hanno i soldi nemmeno per le ciabatte, e il detersivo per pulire viene dato una volta al mese «e finisce sempre in 14 giorni». Insomma non si riesce neanche a lavarsi e a pulire gli ambienti, come si dovrebbe.
Forse è per questo che un detenuto romeno, con condanna definitiva, arriva ad esclamare una cosa del genere: «Sono stato in carcere in Germania, Russia e Romania, ma qui è peggio».











